Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
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1961
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343
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Libri e periodici 343
rcaponsabìlì alla prudenza, ma tra i socialisti affiora e si afferma la tendenza di sinistra che al congresso di Imola (1902) si schiera contro l'indirizzo transigente del partito.
GU anni dal 1902 al 1904 sono per Torino anni di notevole sviluppo dell'industria meccanica e automobilistica, mentre il riformiamo giolittiano dà i suoi frutti sul terreno economico e sindacale. Ma non mancano i segni d'una prima crisi del riformismo nell'imponente sciopero del settembre 1904, provocato dalle repressioni cruente di moti operai e contadini operate dalla forza pubblica negli ultimi tempi: il socialismo torinese oscilla tra riformismo e rivoluzione, ma quanto più la linea riformistica s'identificherà nel pedissequo appoggio a Giolitti, tanto più improvvise ribellioni di massa manifesteranno il malcontento popolare.
Nell'impetuoso sviluppo dell'industria metalmeccanica si vengono delincando una nuova classe imprenditoriale dotata di fresca energia e una classe operaia esperta e capace; l'iniziativa operaia parte dai gruppi e dalle fabbriche più. attive per farsi sempre più larga e se gli industriali si uniscono nella Lega industriale (nucleo della Confmdnstria) gli operai dan vita alla F.I.O.M. e alla C.G.L., ottengono quasi dovunque l'orario di 10 ore, affacciano la rivendicazione di commissioni interne.
Ma il partito non è tra le masse in agitazione: è nella confusione della direzione di Morgarì, mediatore tra riformisti e sindacalisti rivoluzionari. La Camera del Lavoro è su posizioni possibilistiche, mentre improvvisamente la crisi industriale porta alla rovina numerose fabbriche e determina per altre perdite fortissime. Scompaiono le piccole imprese e la Lega industriale approfitta della precarietà delle condizioni di lavoro per infliggere un duro colpo alle conquiste degli operai e alla loro compattezza, che scade infatti su posizioni corporative.
Nel seguente biennio 190810 predominano nel movimento operaio italiano le correnti riformistiche impersonate dalla Confederazione del Lavoro: è il biennio dell'egemonia gioUttiana, sorretta dal socialismo riformista, che si accontenta della nuova legislazione sociale accantonando le riforme della struttura economica. Elettoralmente il bilancio è positivo e al Comune i socialisti si battono per la costruzione di case operaie, ma sul terreno sindacale il movimento segna il passo quando non arretra davanti all'intransigenza degli industriali.
La protesta operaia alla politica riformista scoppia improvvisamente col caso Ferrar , ma è il sintomo d un disagio profondo. Esso spiega il ritorno all'intransingenza e l'avventura sindacalista del '12, quando i metallurgici dissidenti si organizzano per uno sciopero massiccio di protesta contro il prepotere degli imprenditori come contro l'acquiescenza della F.I.O.M. Lo sciopero fallisce, ma il partito deve riprendere il contatto con le classi operaie e passare dalla propaganda an ti nazionalistica e antimilitaristica a partecipare direttamente e a dirigere la lotta di classe. Le prove di forza degli e intransigenti vengono solo quando si è saldata l'unità d'azione della C.G.L. e del partito, auspice Bruno Buozzi. I metallurgici scendono in sciopero per la riduzione dell'orario di lavoro a 54 ore settimanali, la disciplina dei salari, il riconoscimento delle commissioni interne; resistono compatti, mentre gli industriali progettano la serrata; dopo più di sessanta giorni il governo si schiera contro l'intransigenza degli industriali meccanici. Siamo al maggio del '13: l'episodio si chiude con la vittoria operaia, ma segna pure la fine del periodo giolittiano. Le schiere contrapposte ormai disdegneranno per il futuro qucWintermediario, che è stato spesso il vero arbitro della situazione. Con ragione, il 9 dicembre 1913, Arturo Labriola potrà due alla Camera: Vi è da una parte un* Italia nazionalista, dalV altra un?Italia socialista; ma non c'è pih un'Italia gioUttiana .
Con queste parole polemiche ma efficaci del leader socialista, lo Spriano chiude il suo ricco e documentato volume. Chiaro ed esemplare studio del movimento operaio torinese, esso può urtare talvolta per l'intransigente interpretazione marxista-leninista che l'A. adopera come suo metro di giudizio, e per la fonte unilaterale dei suoi documenti, tutti a stampa: Il Grido del Popolo, 1' Avanti 1, e Salvemini e Gramsci. E sempre un'utile fatica, che illumina tutto un settore poco noto, della recente storia della grande città industriale. SEBGIO CELIA
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