Rassegna storica del Risorgimento
ILLUMINISMO ; MILANO
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1961
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Donald A. Limoli
H che faceva attraverso varie magistrature autonome, la più importante delle quali era il Senato milanese, che controllava il potere giudiziario e aveva il diritto di approvare o rigettare tutti gli ordini che venivano da Vienna.
Alleato della nobiltà era il clero, dato che la Chiesa era esente dalle tasse, possedeva circa due noni dei terreni della Lombardia, controllava le scuole ed esercitava il diritto di censura. Esisteva ancora l'inquisizione; come in Francia ed in altri paesi, gli alti funzionari della gerarchia ecclesiastica erano quasi esclusivamente mèmbri della nobiltà. Poiché il patrimonio terriero passava al primogenito, i cadetti cercavano cariche ecclesiastiche o amministrative. Nel 1768, dei 1935 nobili adulti solo 350 erano primogeniti e possidenti di terreni; 1330 erano membri del clero. La sorte delle figlie non era diversa. Alcune famiglie patrizie mantenevano veri e propri appartamenti nei conventi dove le figlie vivevano nella aspettativa spesso vana di un marito patrizio.
C'era una borghesia, e verso la metà del secolo era la classe che aveva davanti a sé un futuro più promettente. Era formata da mercanti, banchieri, piccoli industriali, professionisti ed era attiva e articolata, ma doveva superare grandi ostacoli, il più importante dei quali erano le numerose barriere doganali, che dividevano le varie sezioni della Lombardia danneggiandone il commercio. Era, poi, ancora forte il sistema corporativo e i mastri delle corporazioni proteggevano i loro monopoli e limitavano la produzione per mantenere alti i prezzi. Le importazioni eccedevano le esportazioni e il commercio era stagnante. Non migliore era la condizione dell'agricoltura, la libera circolazione dei cui prodotti, specialmente del grano, era pure ostacolata dalle barriere doganali. Si sa che la produzione del grano, il principale prodotto di consumo, era in declino e che la coltivazione di molti terreni veniva gradualmente sospesa. Le forti tasse, che scoraggiavano l'intraprendenza e cadevano per lo più sul contadino, spesso un fittavolo o un piccolo proprietario, ne erano in parte la causa. Le più odiose erano le tasse indirette su prodotti principali di consumo, come il vino e il sale, che venivano raccolte da esattori che s'arricchivano non solo angariando il povero, ma anche defraudando il Governo. Come i riformatori sostenevano, la Lombardia era dunque in declino durante la prima metà del Settecento.
Eppure, come ha scritto Franco Valsecela in un recente libro, il Settecento, il secolo della decadenza, è anche il secolo della resurrezione.1)
i) FRANCO VALSECCIII, Condizioni politiche e sociali dell'Italia nell'età dell'illumini' amo: la nuova Italia, in La cultura illuministica in Italia, a cura di Mario Pnbini, Torino, 19S7, p. 58.