Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; MILANO
anno <1961>   pagina <379>
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Milano e i riformatori lombardi 379
Tra il '60 e il '70 Milano era in fermento. Nel '61 il Verri fondò la più fa­mosa delle accademie italiane dell'ultimo Settecento, l'Accademia dei pugni, cosi chiamata perchè i suoi giovani membri a volte si animavano tanto nella discussione da venire alle busse. Attorno al Verri si raccolse un gruppo di uomini destinati a carriere amministrative e universitarie: Cesare Beccaria, Gian Rinaldo Carli, l'abate Alfonso Longo, il matematico e fisico Paolo Frisi, il Parini, Luigi Lambertenghi e altri. Nel 1764 il Verri cominciò la pubblicazione del famoso giornale II Caffè. Tutti i membri del gruppo vi contribuivano con articoli sugli argomenti delle loro discus­sioni: la nobiltà, il clero e la Chiesa, il commercio e l'industria, il progresso scientifico, le commedie del Goldoni, la questione della lingua. In quel­l'anno il Beccaria pubblicò Dei Delitti e delle Pene, anch'esso fratto delle discussioni dell'accademia. Il fine che II Caffè si proponeva era di com­battere l'inerzia e l'indifferenza, stimolare il pensiero, proporre un piano di riforme.1)
E mia intenzione definire qui gli scopi del Verri e dei suoi colleghi e accennare brevemente alle loro realizzazioni. Tuttavia due domande si ripetono sempre ogni volta che si parla dei Lombardi o degli Italiani in generale del Settecento: tra i loro scopi v'era l'unità italiana o erano sem­plicemente dominati dalle idee francesi?
Ciò che spinse gli storici a studiare il Settecento lombardo fu la ricerca delle origini del Risorgimento, scopo di libri quali Le Origini del Risorgi- mento di Ettore Rota e Idee e formazioni politiche in Lombardia di Carlo Morandi, tanto per citarne due. Certo che il Risorgimento ebbe le sue ra-, dici nello sviluppo delle idee, delle riforme e dell'evoluzione economica del Settecento, ma nessuno dei riformatori lombardi era un nazionalista. Essi erano lombardi ed europei, interessati innanzi tutto alle condizioni della Lombardia, e ritenevano i loro sforzi una parte di un più vasto sforzo europeo per il progresso dell'umanità. Quando, per esempio, Gian Rinaldo Carli pubblicò un saggio in cui diceva che gli Italiani, come gli Inglesi, i Francesi o i Russi, si dovevano considerare una nazione a sé, il Verri riteneva che tali idee pregiudicassero l'ideale cosmopolitico,2) ideale che animava i riformatori lombardi, come viene sottolineato dalle opere re­centi del Venturi, del Valsecchi e di altri eminenti studiosi del Settecento, tra i quali Mario Fubini. Per il Venturi, i riformatori italiani considera­vano le loro province una parte del grande impero europeo della luce.3)
1) Sol Verri, il Caffè e il gruppo del Caffè, vedi DONALD A. LIMOLI, Pietro Verri, pp. 258-259, e MABIO FUBINI, Pietro Verri e Il Caffè, pp. 103 segg., in La cultura HI ministica in Italia cìt.
2) M. FUBINI, op. *., p. 111.
3) Illuministi italiani, a cura di FRANCO VBNTUBI, Milano, 1958, p. XIII,