Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; MILANO
anno <1961>   pagina <380>
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Donald A, Limoli
Tatto questo risponde in parte anche alla seconda domanda. È sem­pre difficile misurare l'influsso d'un popolo e delle sue idee su un altro. Quello delle idee francesi a Milano era, certamente forte e i riformatori furono profondamente influenzati dai philosopltes. Non ho letto positiva­mente gli scrittori , scrisse il Verri all'inizio della sua carriera,11 e inten­deva Voltaire, Montesquieu, Rousseau ed Helvetius. Non le so dire quanto mi senta onorato , scrisse il Beccaria al suo traduttore francese Morellet, nel vedere il mio libro tradotto nella lingua della nazione che illumina e istruisce l'Europa. Io personalmente devo tutto ai libri fran­cesi.2) Bieche signore milanesi, come la duchessa Serbelloni, tenevano salons modellati sui tipi parigini; vari giornali pubblicavano estratti del-VEncyclopédie e di altri libri francesi e anche il Caffè era una imitazione della stessa Encyclopédie. I riformatori lombardi facevano uso della ter­minologia dei philosopkest ragione, superstizione, tradizione, illuminismo. Montesquieu scrisse delle lettere sui Persiani; Carli scrisse lettere sugli Incas. Nel 1766 il Verri mandò suo fratello e il Beccaria a Parigi a ricevere gli omaggi dei pensatori francesi al libro del Beccaria e ad altre opere del gruppo dell'Accademia dei pugni, ed anche il Frisi, il Bettinelli e altri facevano frequenti viaggi in Francia. La più grande aspirazione del Bec­caria era di diventare un pensatore come Voltaire. I nemici dell'Accademia naturalmente ci scherzavano sopra, dicendo che i suoi membri leggevano una ventina di libri francesi e subito posavano a grandi pensatori.
Le idee francesi, tuttavia, o almeno le idee francesi da sole, non bastano a spiegare né il fatto che uomini come il Verri, il Beccaria, il Carli-fossero diventati dei riformatori, ne il tipo di riforma da loro proposto. L'influsso delle idee inglesi era pure forte a Milano e il Verri subì l'influenza del Locke non meno di quella dei pensatori francesi, e lodava l'Inghilterra per aver stabilito il principio della libertà civile che era diventato ormai dominante in Europa.3) E per di più le dottrine dei fisiocrati francesi non trovarono piena accoglienza nel circolo milanese. Il Carli, per esempio, confutò l'idea che la ricchezza sia originata esclusivamente dal possesso di terreni, mo­strando che la ricchezza inglese era prodotto del commercio e dell'industria.4) Anche l'influsso tedesco non va trascurato; la Lombardia era parte dell'ini-pero austriaco e del complesso centro-europeo e tale era considerata dal Verri e dai suoi compagni. Come il Venturi ha indicato, essi'accettavano
*) CASATI, Lettere ecc., v. I, p. 113.
2) e. Beccaria a André Morellet, 26 gennaio 1766, in Illuministi ito/ioni, cil.,
pp. 201-202.
*) CASATI, Lettere ecc., v. II, pp. 234-235.
*) Vedi estratti da Del libero commercio de' grani del CAULI, in Illuministi italiani cit., pp. 439-453.