Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; MILANO
anno <1961>   pagina <381>
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Milano è i riformatori lombardi 381
i metodi burocratici austriaci e intendevano far passare attraverso tale burocrazia le loro riforme,1) spesso decise a Vienna, essendo quelle lom­barde soltanto una parte di un più vasto processo di riforme che furono tentate da Maria Teresa e da Giuseppe II e che si erano rese necessarie dopo le guerre combattute verso la metà del secolo. Si potrebbe anche andare più in là e dire che probabilmente il cameralismo, varietà centro­europea del mercantilismo, influì molto sulle idee dei riformatori lombardi. Essi erano in favore delle tariffe protettive e rispecchiavano le idee dei cameralisti tanto nella questione del benessere pubblico e della crescita della popolazione, quanto in quella fiscale, sostenendo che la tassazione non deve scoraggiare l'intraprendenza, ma incoraggiarla.
Tenuto conto di tutto questo, però, i Lombardi non avevano bisogno di leggere libri inglesi o francesi per scoprire quello che volevano e ci fu an­che molta spontaneità nello sviluppo delle loro idee: l'illuminismo lombardo non fu d'importazione francese, ma fu una manifestazione indigena di un pia vasto illuminismo europeo. H Verri e i giovani del suo gruppo erano scontenti delle condizioni della Lombardia e i bisogni specifici di tale re* gione determinarono i punti fondamentali del loro programma di riforme. Essi avevano tutti in mente un grande obbiettivo comune e generale, la modernizzazione, che nell'Ottocento sarà pure l'obbiettivo del gruppo lombardo costituitosi attorno al Romagnosi, con la differenza che i rifor­matori del Settecento non lavoravano intenzionalmente per l'unificazione italiana. Essi volevano il progresso della Lombardia per il bene dei suoi abitanti, per la prosperità dell'impero di cui era parte e, come vedremo anche per il loro interesse personale.
Spinti da questo generale interesse per la modernizzazione,*concentra* rono la loro attenzione soprattutto sulle condizioni economiche della regione e illoro principale obbiettivo fu lo sviluppo dell'agricoltura, del commercio e dell'industria. Il Verri, il Beccaria, il Carli erano economisti e tutti erano favorevoli allo sviluppo dell'agricoltura, ma il Verri, il Carli, il Frisi e il Parini avrebbero voluto dare precedenza all'industria e al commercio, forse perchè Milano era da tempo la capitale dell'industria manufattu-riera della penisola. Ad ogni modo il loro programma era eclettico. Tutti, e specialmente il Carli, volevano che si stabilisse un registro della proprietà tassabile, simile a quello stabilito in Toscana da Pompeo Neri, nella spe­ranza di eliminare l'evasione fiscale. Tutti erano d'accordo che si dovesse tassare soltanto la rendita netta dei terreni, essendo fondamentalmente
J) FRANCO VENTURI, Illuminismo italiano a illuminismo europeo, in La cultura illuministica in Italia, ck, p. 15.