Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; MILANO
anno <1961>   pagina <383>
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Milano e i riformatori lombardi 383
tazione essenziale, dovunque con qualche rapidità, e felice successo si sa­ranno sradicati gli antichi disordini, si vedrà che questa fu l'opera d'un solo ruttante contro molti privati interessi .*)
Tutto ciò non significa che i riformatori volessero la distruzione della nobiltà. Molti di loro appartenevano all'aristocrazia; il Verri, il Beccaria, il Lambcrtenghi, il Longo erano cadetti e il padre del Verri aveva occu­pato la più alta carica civile di Milano. Ma così il Verri come i suoi giovani colleghi erano disgustati dei vecchi patrizi; è importante, a proposito dei riformatori lombardi, ricordare che sentivano disgusto per i membri della loro classe sia per la sua inutilità sia per la continua preoccupazione che l'animava nei confronti della propria condizione sociale.2) Essi non vole­vano fare la vita dei loro padri e il loro programma assunse, quindi, un valore sociale: non erano dei democratici, ma volevano che le carriere fos­sero aperte a chi ne aveva il talento, e da questo punto di vista erano degli egualitari e condividevano le aspirazioni della borghesia. Rigettarono l'idea che l'attività commerciale fosse disonorevole e volevano che i pa­trizi si dessero, nell'interesse della modernizzazione e del progresso, alle attività commerciali e industriali, che, in altre parole, si rendessero utili, il che avrebbe dato loro il diritto alle cariche pubbliche, agli onori e agli emolumenti. Avendo rigettato l'idea della disonorabilità dell'esercizio degli affari, rigettarono anche quella che la nobiltà del sangue desse diritto a onori e privilegi; tanto il Parini quanto il Verri misero in ridicolo la pre­tesa superiorità, basata sulle origini feudali, del patriziato. Se i nobili fondano la loro superiorità sulla loro discendenza dalla classe guerriera, scrisse il Parini, essi si vantano praticamente del fatto che i loro antenati hanno saccheggiato, violentato, rubato. La sola differenza tra gli uomini, aggiungeva, è che dopo morti quelli grassi possono nutrire più verrai di quelli magri.8)
Oltre che riformare la nobiltà, quei giovani patrizi ribelli volevano riformare anche il clero. Molti autorevoli studiosi notarono che i riforma­tori lombardi non osavano attaccare la Chiesa e il clero, ed è vero: rara­mente criticarono la religione; alcuni di loro erano deisti, ma i più rimasero non solo cattolici, ma praticanti* La maggior parte della critica contro la Chiesa venne fatta dai giansenisti dell'università di Pavia, che attaccarono 1 potere temporale dei papi, la rigidità della gerarchia ecclesiastica, la corruzione degli ordini regolari; ma anche il Verri, il Beccaria, il Frisi
') PIETRO VERBI, Meditazioni sulla economia politica, Livorno, 1771, pp. 233-234. ?) Vedi DOVALO A. LIMOLI, Pietro Vari, cit., pp, 254-255, 270. 3) G. PARINI, C/IO cosa sia la nobiltà del angue, in L'assolutUmo illuminato in Italia, 1700-1789, a cara di L. BULFERETTX, Manno, 1944, pp. 220-222.