Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <388>
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Fiorella Bartoccini
lamento unitario italiano si cominciò a insistere sul diritto dei sud­diti di Pio IX a manifestare la propria volontà e a farla accettare dall'Eu­ropa, dall'imperatore Napoleone, soprattutto, che del suffragio del popolo aveva fatto una delle bandiere del proprio regime. E si cominciò anche a parlare di dovere dei sudditi di Pio IX a prendere l'iniziativa con ima manifestazione di opinione, o una manovra di opposizione, o un tentativo rivoluzionario un'iniziativa che li aiutasse a riconquistare la propria libertà. Le visioni erano tante e contraddittorie, variavano natu­ralmente con il variare degli ambienti in cui esse si originavano: alcuni parlavano della possibilità di una soluzione definitiva incentrata a Roma; altri di un semplice moto di comodo Su cui innestare ulteriori azioni italiane; i più cauti ponevano in primo piano la partenza delle truppe francesi, abbandonando alla logica degli eventi e al corso del tempo la successiva manifestazione della volontà dei Romani all'unificazione con l'Italia; molti, moltissimi giudicavano invece opportuna una forma di agitazione legale , alla Manin, che mantenesse vivo, costante, maturo, un problema che la diplomazia europea, soprattutto quella francese, tendeva ad accantonare; ad essi si opponevano tutti coloro che pro­clamavano la .necessità, l'urgenza, anzi, della rivolta armata, popolare. Molte erano le visioni, e molti di conseguenza i programmi e le iniziative che da esse dipendevano, ma il principio era unico, la Roma dei Romani e, unico, lo ritroveremo alla base sia della Convenzione di settembre del 1864, sia del tentativo garibaldino del 1867.
Non è azzardato, conoscendo la sorte futura di Roma, la soluzione del 1870, la cui premessa fondamentale venne costituita dal crollo di Na­poleone a Sedan, constatare, oltre al fallimento dei mezzi morali e della Roma. o morte , anche quello della <c Roma dei Romani . Ma tutto il movimento di idee e di azione, nel Regno d'Italia e nello Stato pontificio, che traeva spunto da tale principio presenta elementi di indub­bio interesse e di studio,1) finora ignorati dalla ricerca storica, tesa a puntualizzare le vicende diplomatiche della questione o a illuminarne alcuni particolari aspetti, come, ner esempio, quello religioso.
L'esame del pensiero e dell'opera dei Romani, nel quadro generale delle idee e dei programmi di parte italiana, richiede una preventiva, sia pur rapida, analisi delle loro condizioni, delle loro tendenze, delle loro pas­sate vicende, e soprattutto della posizione e della attività del partito libe­rale e nazionale, negli anni che vanno dal crollo della Repubblica del 1849
*) L'argomento sarà ampiamente sviluppato in un mio lavoro, di prossima pubbli­cazione, intitolato, appunto, La * Roma dei Romani.