Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <390>
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Fiorella Bartoccini
per la mancata rispondenza agli appelli e alle pressioni si andò in genere diffondendo un giudizio negativo 3) sia sulla idealità e sulla preparazione politica dei sudditi di Pio IX, sia sulla loro disposizione all'azione, un duro giudizio appena velato dalla giustificazione delle inevitabili conseguenze provocate da secoli e secoli di clericale dominio.
Raramente, però, si arrivò all'accusa, alla denuncia aperta di defi­cienza e di incapacità. 2) Oltre a una esigenza di utilità immediata che spingeva a non irritare, a Roma, gli amici sicuri e i potenziali sostenitori, vi era, soprattutto, nelle pubbliche dichiarazioni di comprensione del loro atteggiamento o nelle ripetute manifestazioni di fiducia e di ottimismo, la necessità di difendere le proprie posizioni ideologiche e programmatiche, la propria linea di condotta passata e presente. Primi nella lotta, erano primi anche nella polemica i democratici, che tendevano chiaramente a scindere in Roma le responsabilità, ad appuntare le accuse di inerzia e di incapacità sui dirigenti dell'unico partito nazionale colà esistente, i quali soffocavano, avevano sempre soffocato essi dicevano ogni vivo e spontaneo im­pulso della massa una -massa naturalmente popolare , frenandola su posizioni molto prudenti di attesa. E il giudizio dei democratici investiva i governanti italiani, 3) la loro politica di cloroformio , metteva radici
*) Una vena di pessimismo e di sfiducia è facilmente riscontrabile, per esempio, nelle numeroso lettere che si scambiavano Dolfi, Fianciani, Bruzzesi, tutti e tre impegnati, dopo il 1860, nella organizzazione a Roma di un partito d'azione (M. C. R. E.., Fondo Bruzzesi; A. S. R., Fondo Pianciani), pessimismo e sfiducia ebe ebbero non poco peso nel determi­nare l'inadeguatezza e la superficialità della assistenza prestata agli amici locali in deter­minati periodi. Anche fra i democratici romani era una visione nera della situazione; una quiete sepolcrale, una paralisi di tutte le membra, una morte apparente... (Maria Paradisi a Pianciani, il 24 agosto [1862], nel Fondo Pianciani eie, busta 36).
2) .... Io accuso i Romani, io accuso essi, perocché essi soli troveriano grazia in­nanzi all'Europa se udissero infine la voce della dignità conculcata, dell'anima offesa in tutte le sue legittime espansioni. Ma i Romani di oggidì non sono più i Romani del 1848, essi sono i Romani dì San Pietro.
Essi dimenticano ebe quando i Lombardi fecero l'omerico poema delle cinque gior­nate non contarono il numero degli Austriaci, non videro sulle loro teste il tremendo fantasma di Vienna, non calcolarono ebe cominciavano quella terribile epopea con cin­que fucili.
Ed i Romani, che soli, lo ripeto, oggi l'Europa giustificherebbe se si agitassero per aver una patria, se si movessero per non esser più- un gregge cattolico, i Romani hanno veduto quell'orda di chìercuti stranieri venirli a insultare nei loro focolari [accenna ai vescovi cattolici chiamati a Roma nel 1862 per la beatificazione di alcuni martiri giap­ponesi] e non dettero segno di vita. Ma bisogna aver non sangue, non acqua nelle vene, bisogna avervi sciroppo I : sono parole di F. Petruccelli della Gattina, allo Camera dei deputati, il 20 luglio 1862 (Atti del Parlamento italiano,Wlll legislatura, voi. VI,pp. 3445 e ss.). Ma egli stesso modererà, successivamente, la violenta accusa.
3) Si veda il discorso di Antonio M ordini, alla Camera dei deputati, del 27 luglio 1862 (ìbid., p. 8685 e ss.).