Rassegna storica del Risorgimento
1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
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1961
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392
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392
Fiorella Bartoccini
BC * * *
Il sistema di reazione e dì repressione instaurato dopo il 1849 dalle autorità pontificie non aveva conosciuto discriminazioni: nella totale condanna di tatto il passato erano stati coinvolti e colpiti moderati e radicali, coloro che si erano opposti alle evoluzioni rivoluzionarie, democratiche e repubblicane, di una vicenda iniziatasi in giorni lontani sui binari del riformismo amministrativo e coloro che le avevano volute o, molto più semplicemente, accettate. I personaggi più significativi e più noti, non soltanto degli avvenimenti recenti, ma di tutto il movimento a carattere liberale e nazionale espressosi dopo l'ascesa al trono di Fio IX, avevano cercato salvezza nella fuga e nell'esilio 1), o dimenticanza nel ritiro di una vita appartata. Erano partiti i vecchi emigrati, tornati a Roma fruendo dell'amnistia, i rappresentanti dei partiti progressisti delle altre regioni dello Stato, i forestieri portati dall'ultima ondata di quella rivoluzione che aveva sconvolto la penisola, tutti coloro insomma che avevano contribuito a dare ricchezza e tono alla vita politica della città e avevano partecipato alle discussioni dei programmi e alle realizzazioni compiute. E questa vita politica interna avrebbe teso ormai a immiserirsi.
Veniva anche meno una esterna opera di arricchimento, di vivificazione. Con il fallimento del mito neoguelfo, Roma aveva perduto la sua determinante importanza nella visione dei moderati italiani, i quali avrebbero ormai cercato in una mutata realtà suggerimenti ed ispirazioni per il cambiamento della meta e per il proseguimento dell'opera. Sarebbe diminuito così il loro concreto interesse alle vicende e alle sorti della città, anche se l'anacronistica sopravvivenza del potere clericale, l'esistenza dello Stato pontificio e, soprattutto, l'arretratezza delle sue condizioni politiche, amministrative, economiche, avrebbero continuato a fornire spunti per discussioni teoriche. Sarebbero anche diminuiti, insieme con i concreti interessi dei moderati italiani, naturalmente, i loro contatti e le loro pressioni negli ambienti liberali della città.
Restavano i democratici. Il problema di Roma, dello scontro contro il più pericoloso e il più odiato degli avversari, il papato, si manteneva intatto nel loro pensiero, vivificato non soltanto dal ricordo, direi quasi sentimentale, del '49, ma dal tentativo di innestare sulle più valide conquiste di quell'anno l'evoluzione di un processo futuro di riscossa e di rigenerazione. Il problema di Roma veniva in primo piano nel programma e
il Nella Miscellanea di carie politiche e riservate (A. S. K., buste 120 e ss.) sono vari elenchi, a stampa, aggiornati, di emigrati; il numero dei cittadini dello Stato in esilio risulta di circa un migliaio di persone.