Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <393>
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Roma dal 1849 al 1860
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nell'opera di Mazzini, il optale voleva fare della Città eterna, oltre che il centro motore della nuova Italia, la base di inizio del moto rivoluzio­nario nazionale. Ma proprio i risultati delle iniziative mazziniane dimo­strano la labilità e la inconsistenza di un sogno, che non trovava concreti sostegni e conferme nella situazione locale. Egli creava ed esaltava, su un piano ideale, il mito di Roma e non capiva, su un piano concreto, i Romani; scriveva: Roma è esclusivamente nostra *) e non si accorgeva che venivano a mancare proprio gli nomini che il sogno avrebbero dovuto realizzare con l'azione.
Nell'assenza dei cittadini più preparati e più qualificati politicamente, più conosciuti e più segniti, nell'accentuato rigore dell'opera di condanna, di repressione e di censura del governo pontifìcio, indirettamente favorita dalla presenza delle truppe francesi, nell'apatia di gran parte della popola­zione, stanca di traversie e paga di illusori miglioramenti, gli ambienti liberali e nazionali della città si sarebbero ormai irrigiditi in una statica posizione, che non era indifferenza di opinione, ma inerzia nell'azione, ten­deva ad abdicare, cioè, ad iniziative sul piano locale e a concorsi attivi su quello nazionale. I Romani, dopo le prove date nel triennio 18461849, che non si possono non definire positive anche se suscettibili di ridimensio­namenti, sarebbero ormai stati soltanto trascinati nella scia di moviménti risorgimentali che avevano altrove il loro centro e il loro sostegno. Il pro­cesso di cristallizzazione e di irrigidimento non sarebbe stato immediato, specie per quegli elementi che si erano impegnati e prodigati nelle vicende rivoluzionarie del '4-'49, ma non avrebbe conosciuto, nella sua evoluzione, né soste né regressi.
Personaggi di secondarissimo rango, politicamente poco qualificati e poco impegnati, erano venuti in primo piano con la Restaurazione e ave­vano assunto funzioni di responsabilità e di caratterizzazione delle forze repubblicane superstiti. Erano i vinti del '49, i quali erano ancora ansiosi di difendere principi ideologici e programmatici, con cui si con­fondevano anche personali vicende e interessate posizioni, continuando una lotta che poteva portare alla riscossa e al trionfo. Il difficile rinseri-mento nella normalità e nella tranquillità della vita e del lavoro, le cieche, spesso puerili, vessazioni delle autorità pontificie contribuivano ad ali­mentare rancori e ribellioni, che trovavano sfogo nella esaltazione delle con­quiste del passato e nella speranza delle battaglie future. Deboli ed isolati, i superstiti cercavano di continuare sopra una piattaforma comune quel-
i) A Fabrizi, il 9 marzo 1B50 (Scritti editi e inediti, Imola 1906-1961, d'ora innanzi cit, S. E. /., voi. XLH, p. 169).