Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <395>
immagine non disponibile

Roma dal 1849 al 1860
395
senza dubbio alcuno a base e a carattere nazionale. La carboneria rimase e rimarrà a lungo a Roma, ma ridotta ormai a un semplice nome e, soprattutto, a un metodo di organizzazione e di cospirazione, assorbita, sia pure con la qualifica di associata, in un più vasto partito. È difficile pre­cisare il peso delle diverse influenze, delle determinanti esperienze che im­pedivano ogni anacronistico ritorno su quelle posizioni riformistiche e mu­nicipalistiche da cui erano pur partite le stesse forze che ora alimentavano il nuovo partito: è innegabile un'eredità di pensiero e di azione derivata dal '49, una impronta della nobile predicazione di Mazzini, ma si sentono ugualmente vivi i ricordi e le suggestioni delle battaglie condotte nel Veneto contro gli Austriaci, al fianco del Piemonte monarchico, mentre non si può ignorare il peso determinante della realtà contingente locale, condizionata ormai dalla nuova, irrigidita, ostile posizione di Fio IX e dalla riconquistata supremazia degli ambienti conservatori, reazionari.
In una larga e completa visione dello schieramento liberale e nazionale romano non si possono trascurare, accanto ai repubblicani, i moderati, i riformisti, coloro che si erano tirati in disparte durante resperimento del *49. H loro rigetto dell'Associazione era totale e, naturalmente, logico: essi non potevano considerarla che come l'ultima manifestazione di un estremismo sovvertitore. Con la partenza dei più illustri esponenti della corrente di Mamiani, di Farmi, di Minghetti, uomini tutti, osserviamolo, appartenenti ad altre regioni dello Stato i moderati appaiono a Roma dispersi, isolati, avviliti da una reazione che sembrava loro ingiustificata, incapaci di manifestare una concreta alternativa di azione e di programma. Non possiamo quindi considerarli come movimento , e non possiamo neppure valutarli come opinione , se per opinione intendiamo la manifestazione di un pensiero che non sia solo ripensamento e giusti­ficazione di posizioni passate, non soltanto sterile critica di situazioni presenti, ma un pensiero che si traduce in un fervore costruttivo di opere e di programmi. *)
*' Si vedano le lettere di Diomede Pantuleoni, pubblicate in M. D'AZEGLIO-D. PAN-TALEONI, Carteggio inedito, Torino, 1888; L. G. FAMNI, Epistolario, a cura di L. BAVA, Bologna, 1911-1935; M. MINGHETTI, Miei ricordi, Torino, 1888-1890. Una lettera di Pantalconi a un amico non identificato, del 18 luglio 1850, a cui egli ei mostra entusiasta dello situazione in Piemonte, dove si era recato per breve soggiorno, è in A. S. R. (Afi-scellanca di earte politiche, cit., busta 118, fase. 4010). Il Pantuleoni era sottoposto a parti­colare sorveglianza del la polizia romana, che lo considerava come il più illustre esponente dei riformisti rimasti nella città, pericoloso per i suoi rapporti con gli emigrati, soprattutto con Mamiani (ibid., busta 123, f. 4223). Per l'assenteismo dei moderati romani, si veda anche P. CAMPELLO DELIA SPINA, Ricordi di pia che cinquantanni, Roma, 1910.