Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <399>
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Roma dal 1849 al 1860
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varie, che in definitiva si risolvevano in un prevalente esasperato senti­mento di indipendenza nazionale.
La direzione della Associazione era tenuta saldamente da questi nomini, esponenti tutti di quella media borghesia, inquieta e attiva, che era stata in primo piano negli avvenimenti romani degli ultimi anni, spinta oltre che da insofferenze di carattere politico, dalla ribellione cioè per la pre­clusione alla direzione politica e amministrativa dello stato, da interessi di carattere economico, dal desiderio cioè di rimuovere quelle stagnanti ed arretrate condizioni del paese che soffocavano la loro attività, impedivano l'accrescimento del loro benessere. Le umiliazioni e le intimidazioni inflitte dalle autorità pontificie, nel quadro della politica punitiva e repressiva instaurata dalla Restaurazione, non poteva che aggravare ripetiamo uno stato permanente di malcontento e di insoddisfazione che manteneva alacri nell'organizzare un'opposizione. H partito si allargava nella stessa classe borghese, ma anche si estendeva, e abbastanza profondamente, su una-base socialmente inferiore. Rappresentanti del ceto popolare sono rintracciabili in tutti i movimenti cospiratori che avevano agitato lo Stato pontificio fin dalla prima Restaurazione; avevano sempre alimen­tato in larga misura le categorie dei carcerati e degli esuli. *) Ma è indi­scutibile che l'avvicendarsi delle agitazioni, dei tumulti, delle vicende rivoluzionarie e belliche, dal 1846 in poi, avevano risvegliato a interessi di rinnovamento politico e sociale più larghi strati di popolo, resi meno rassegnati alle proprie miserie e alle proprie angustie e più coscienti sia pur in maniera molto generica e vaga * di una propria forza e di un pro­prio diritto. 2)
Popolo minuto e ceto medio quest'ultimo, ripetiamo, decisamente al comando erano così rappresentati nell'Associazione romana: i mem­bri dell'alta borghesia e della aristocrazia che ritroviamo fra i suoi aderenti3) costituivano una eccezione che non smentiva la regola di un assenteismo
J) A. M. GHISALBERTI, Ancora sulla partecipazione popolare al Risorgimento, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XXX-XXXI1I (1944-1946), pp, 5 e ss.
2) Per l'influenza dei fattori economici-e sociali sugli avvenimenti romani degli ultimi anni, ri veda D.DEMARCO, Pio JX e la rivoluzione romana del 1848, Modena, 1947, e ID., Una rivoluzione sociale, cit. Si rimanda anche, per quanto riguarda la partecipazione popo­lare alle vicende della repubblica, allo Stato degli inquisiti della Sagra Consulta per la rìwo-luzione del 1849, a cura di E. RE, Roma, 1937.
8) Un giovane Ruspolì, Enrico, sarà implicato nel tentativo rivoluzionario del 1853. Una eccezione, dal punto di vista della posizione sociale e, soprattutto, del censo, rappre­sentarono primo nell'Associazione, poi noi Comitato che ne derivò, i mercanti di campagna, dei quali e stata messa in luce la tendenza liberale, progressista. Ricordiamo, oltre a Luigi Silvcstrelli, suo fratello Augusto, e i Tlttoni, i Ferri, i De AngelÌB, gli Ah/prandi. A una ricca famiglia di fabbricanti di tessuti apparteneva Nino Costa, autore di Quel che pìdi e quel che intesi, Milano, 1927.