Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <400>
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Fiorella Bnrtoccini
pressoché totale. Diversi esponenti di tali classi avevano militato tra le file dei moderati costituzionali, dopo il 1846, e questi, lo abbiamo già ac­cennato, come avevano respinto l'evoluzione repubblicana, ignoravano ora logicamente quella organizzazione che dichiarava di raccoglierne l'eredità. Un quadro diverso ci si presenta, invece, nelle province, dove l'Associa* zione estendeva valide ramificazioni: esponenti del ceto più elevato, i notabili, appaiono più direttamente impegnati, anche sul terreno del­l'azione, perchè più liberi forse, meno condizionati, da quella rete di amicizie e di interessi che a Roma spingeva molti alla prudenza.1)
Abbiamo visto la composizione sociale, veniamo ora all'attività del partito. Essa si concretava in due direzioni: l'organizzazione di un nu­cleo rivoluzionario, pronto ad una riscossa che si perdeva in un futuro molto nebuloso (l'unico elemento chiaro era costituito dalla speranza, ali­mentata da esterne promesse, di un generale sollevamento democratico europeo); 2) la difesa e la propagazione di alcuni principi che ci sembrano piuttosto confusi o, per meglio dire, misti. Cioè: è difficile precisare sulla base della documentazione rintracciabile, di carattere prevalentemente pubblicistico, quanto veniva introdotto da fuori e quanto veniva invece elaborato localmente, quanto rispondeva ad una genuina tendenza di gruppo e quanto invece era frutto di individuali iniziative. In definitiva, si sentono ancora riecheggiare motivi democratici e repubblicani,s) ma finisce per prevalere quella ambiguità che era, in fondo, insita nella impo­stazione programmatica data dallo stesso Mazzini al suo Comitato, a Roma maggiormente aggravata dalla sincera, comune aspirazione all'accordo
i) Uno dei più attivi organizzatori del partito in Umbria era il conte Lodovico Fra­tini, di Terni, poi incarcerato per molti anni.
2) Cfr. Il Partito d'azione cit., pp. 14 e s.
3) Ecco un proclama dei Romani ai Fratelli delle province del gennaio 1851: Fratelli 1 Noi abbiamo vinto; noi vinceremo. Abbiamo vìnto nell'idea, vinceremo nel fatto, che l'uno è compimento dell'altra... Noi siamo sempre gli uomini del 9 febbraio 1849. Nò l'ipocrita ferocia della reazione papale, né la sfrontatezza di un clero e di una ari-Btocrazia ebe dà moti di vita non più. che galvanica, porranno mutare l'animo nostro. I nostri figli crescono in un proposito di subbine vendetta e di emancipazione; le nostre donne Bante di amore e di sacrificio sono con noi ad un patto, che umana potenza non sarebbe ad infrangere. Seguono parole di propaganda perii prestito nazionale emanato dal Comitato mazziniano, consigli sul comportamento nei riguardi dei soldati e delle merci straniere, esaltazioni del soffio ristoratore della democrazia, delia vita nuovn dei popoli, che dalla vetta del Campidoglio, o del Quirinale, si effonderà ben più feconda e durevole ohe non quella dei Cesari e dei Papi. Si concludo consigliando la concordia, l'organizzazione, la disciplinatezza, in attesa del giorno della riscossa contro il papa e i 1 nobilume, del giorno della redenzione (A. S. R.. Miscellanea di carte politiclw, cit., busta n. 120, fase. 4149).
Nel fondo e nella busta cit. Bono numerosi altri stampati, di importazione (come il manifesto del Comitato centrale democratico europeo, quelli del Comitato nazionale di Londra, l'appello di Kossuth del 18 novembre 1851) e di redazione locale.