Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <405>
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Roma dal 1849 al 1860
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zione dei proclami e delle stampe a carattere nettamente repubblicano. *) Anche se non appaiono segni di opposizione e di lotta, risulta, però, evi­dente, ampiamente confermato dagli avvenimenti di qualche mese dopo, che il mutamento era più fratto di un gesto di forza in un ambiente disorien­tato che logica conclusione di una interna spontanea evoluzione.
La situazione precipitò dopo i clamorosi fatti di Milano del 1853 che, ponendo in grave crisi, con i mazziniani, tutto lo schieramento democra­tico e rivoluzionario, già duramente provato dal colpo di stato in Francia, risuscitavano in tutta l'Italia la discussione sull'azione svolta e sulla pro­spettiva futura. Anche a Roma si ebbero importanti novità: nell'aprile del 1853 (ma l'agitazione era viva già da alcuni mesi) nacque il Comitato nazionale romano, il cui nome, limitato in origine al solo centro direttivo, passò poi ad indicare tutto un partito, che doveva la sua nascita non all'al­lontanamento come generalmente si crede di un gruppo di dissidenti e alla fondazione di una nuova associazione, ma alla defenestrazione di Petrosi e dei pochi genuini repubblicani da quello esistente. Tutti i membri della Direzione, tutti i membri del Comitato fiancheggiatore più importante, quello della Guerra, si schierarono contro di loro. Una evoluzione, quella romana, che in parte si inserisce nel processo generale comune ad altre forze liberali e nazionali italiane, in parte presenta caratteri particolari che riguardano sia la sua genesi, sia la sua conclusione.
A spingere il gruppo dirigente romano alla rivolta dovette essere una istanza di carattere realistico 2) (la valutazione dei contrasti e delle discor­die che indebolivano il campo dei democratici, dei repubblicani, la delu­sione per la sconfitta subita dai mazziniani in Lombardia, l'interessamento per quanto stava avvenendo in Piemonte e in Francia), ma anche l'insi­stenza con la quale Mazzini, che voleva fare di Roma il centro della riscossa nazionale, continuava a riproporre una esigenza, una urgenza anzi, di ini­ziativa e di azione. Con la defenestrazione di Petroni, inoltre, il timone del partito rimase nelle mani del gruppo cittadino , e il fatto che in futuro nessun forestiero venne più ammesso a far parte del nucleo diri­gente appare significativo.
i) La tipografìa clandestina del partito, nascosta in casa di Luigi Lepri, stampava scrìtti anche per conto dello stesso Mazzini (cfr. S. E. I., voi. LI, pp. "Vili e ss.). Per una aumentata circolazione di materiale repubblicano, cfr. Diario Roncalli, cit., voi. I, p. 231 e s.
~5 David Silvagni, nel cit. opuscolo // Partito d'azione, eoe,, scriveva che Mazzini non si presentava più come un capo politico ma come un nebbioso filosofo, come un riforma-tote religioso, e le aspirazioni verso la libertà e indipendenza della nostra patria erano cambiate con idee di emancipazione europea, con programmi di nuovi dogmi religiosi!. In definitiva, Mazzini era giudicato un ideologo inetto a capitanare il movimento ita­liano (p. 16). Anche Nino Costa (pp. cit.t p. 91) lamentava il fatto che egli sombrava anteporre una concezione politica alle necessità pratiche della lotta nazionale.