Rassegna storica del Risorgimento
1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
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Fiorella Burtoccini
ancora seguito come capo indiscusso negli anni seguenti, diventa allora il nemico. È questo il momento della separazione definitiva.ll
Poiché Mazzini avvertiva perfettamente il diverso spirito che animava quelle stesse parole di concordia da lui appena pronunciate qualche anno
di asnonc, la direzione centrale in centro d'aziono; fare uscire da Roma ima voce generosa, e vcramenlc romana che dica: il Popolo è pronto all'azione, lo Straniero impicca e bastona in Italia; vergogna a chi sta, vergogna a chi disereda l'Italia d'iniziativa, vergogna a chi non erede ohe Ventiquattro mì-ljom' d'Italiani possono emanciparsi da Cento mila stranieri ! Roma chiama tatti gli nomini d'azione ad unirsi sotto la Bandiera di Dio e del Popolo. Chi ricusa la sua parola, chi non concorre col sagrificio, chi non si affretta con quanti vogliono azione per maturarla rapidamente, s'abbia cittadinanza in Parigi o Vienna; ma non profani il nome d'Italia ! Ed a questa trasformazione di partito io do opera, tanto più sollecita, quanto mi viene da voi un sintomo tremendo del pericolo che corre la causa che avevamo tutti giurato. Mi dorrebbe non so dir quanto che il mio lavoro dovesse incontrarsi ostilmente col vostro. Non per questo io mi arresterei, ma a me crescerebbero le difficoltà senza che a voi venisse una sola probabilità di riescita. Se una trasformazione siffatta accettata possa prestar adito a una trasformazione personale che componga le vostre liti, son io [sic]. Prima di tutto importa sapere se siamo fratèlli o nemici.
In nome di Roma, in nome d'Italia, in nome del vostro onore, ripensate; arrestatevi sulla via rovinosa, sinché siete in tempo. Ve ne scongiura l'Amico e ve ne scongiura chi ama e serve da venticinque anni il Paese e senti la prima volta in Roma l'orgoglio della Bandiera. Addio.
L) La risposta dei Romani, del 24 aprile 1853, è pubblicata in S. E. /., voi. XLIX, pp. 65 e ss.: ... Ricondurre l'Associazione nazionale ad un programma che possa esser accettato da ogni italiano, porre in cima d'ogni questione quella vitale dell'indipendenza, organizzare un poderoso partito nazionale, forte di tutti gli elementi che sono in Italia per la guerra contro Io straniero, è, agli occhi nostri, non reazione, ma un vero progresso, non abdicazione di principi!, ma sacrifizio di funeste passioni fatto alla Patria, è avanzamento nella potenza dei nostri mezzi, è un fatto che mette lo spavento nel cuore degli oppressori e ci guadagna la simpatia di chi scorgendoci fino ad ora ulcerati da fraterne discordie ci chiamò immeritevoli di libertà.
L'esclusività della questione della forma di governo è per noi atto di dispotismo che usurpa un diritto dell'intiera Nazione, e che, urtando e calpestando convenzioni leali o dubbi onesti, spinge tra le file nemiche chi pur sarebbe con noi. L'esclusività nella questione de* mezzi è errore fatale che ci fa divisi e deboli oggi, vinti domani; errore di chi pretende che l'opportunità dei mezzi e delle occasioni non sia rivelata al buon scuso della Nazione dagli avvenimenti, ma sibbene fissata da una formula assoluta, da chi pretende che le speranze del presente vadano perdute per i sogni dell'avvenire...
Roma voi dite. - perde per questo fatto iniziativa e prestigio. Il prestigio di Roma è nel suo nome, nella sua storia, nella guerra sostenuta ad onore del nome italiano, nella resistenza opposta alla doppia oppressione del prete e dello straniero, e Roma userà di questo immenso prestigio per condurre ancora una volta gli animi degli Italiani alla concordia.
L'iniziativa non spetta di diritto a Roma o ad altra città d'Italia, ma Roma non ricusa il sacrificio, non sfugge il combattimento; è pronta a rialzare lo sue barricate ed abbattere d'un colpo la potenza del prete e dare all'Italia il segnale e l'esempio; l'iniziativa de' fatti parziali, de' tentativi disperati, di sanguinose puerilità non si aspetti da Roma. Vi fu già chi volle tra noi suscitar moti pazzi ed impotenti... se non che resiste il buon scuso di tutti che comprendono come la causa d'Italia piti che del martirio abbisogna della vittoria....