Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <411>
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Roma dal 1849 al 1860
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prima, avvertiva il perìcolo di sopraffazione degli elementi filo-piemontesi e soprattutto delle facili suggestioni e dei compromessi, egli, pur non illudendosi sulla gravità della situazione, corse immediatamente, quasi disperatamente, ai ripari. Cercò di agire attraverso l'emigrazione, facendo circolare e firmare una protesta, *) e sollecitò particolarmente Pex triunviro Monteccki, che manteneva a Roma molte amicizie fra i membri del nuovo Comitato. Altra delusione. Monteccki, che a Londra era stato uno degli esuli romani a lui più vicini, pur deprecando l'iniziativa degli amici, pur condannando un neutralismo che giudicava fatale per il prevalere inevi­tabile dei picmontesisti , pur suggerendo un compromesso, non collaborò efficacemente per una risoluzione della crisi.2) Anch'egli subiva i contrac­colpi della delusione di Milano e si stava allontanando da Mazzini, come altri vecchi collaboratori romani, i quali erano stati forse più affascinati dalla sua personalità che convinti dalla sua predicazione.
All'origine del tradimento Mazzini rintracciava l'intrigo di Londra e di Torino. 3) Non bisogna sopravalutare il valore effettivo di pressioni esterne in un ambiente maturo alla conversione, ma, effettivamente, bi­sogna ammettere che egli aveva qualche valido motivo su cui basare le sue supposizioni: si ha notizia di rapporti dei dissidenti con il banchiere e agente consolare inglese a Roma John Freeborn:4) si ha notizia di rapporti con emigrati romani in Piemonte e con funzionari della legazione sarda.5)
1) Cfr. S. E. L, voi. XLIX, pp. 66 e ss.; voi. LI, pp. 117 e s.
2) Si veda la lettera di Monteccki a Saffi, dell'8 ottobre 1853, in E. MoNTEccm, Mattia Monteccki nel Risorgimento italiano, Roma, 1932, pp. 116 e ss., che illumina la incerta posizione dell'esule condannante tutte e due le parti. Cu*, anche lettera di Mazzini a Saffi, dell'll aprile [1853], in S. E. L, voi. XLIX, pp. 80 e ss.
3) V. le lettere a Caroline Stansfcld del 9,16,24 aprile 1853 (in S. E. I., voi. XLDC, pp. 73 e ss., p. 95, p. 112); anche lettera al Pianciani dell'aprile dèlio stesso anno (ibid., p. 133) e Note autobiografiche (ibid., voi. LXXVH, p. 394).
*) Secondo l'anonimo relatore di ima delle memorie comprese in Notizie sul movi­mento liberale romano , cit (M. C R. R. ), il nuovo Comitato sarebbe stato costituito addirittura nella casa di Frceborn (p. 15).
5) Uno dei repubblicani più attivi nel fomentare a Genova la polemica antimaz­ziniana era Giuseppe Gabussi (5. E. /., voi. XLIX, p. 263, nota; anche ricordato da Mazzini nella lettera riportata a p. 408, n. 1 ), il quale era già stato a Roma, durante il periodo repubblicano, su posizioni forti di critica. Difendeva invece le tesi mazzi­niane Ercole Rosei li, che in data 20 aprile [1853] inviava una lettera al Comitato mili­tare romano (evidentemente quello della Guerra), con la quale cercava di far svanire tutte le illusioni sul Piemonte e su Vittorio Emanuele (in copia, all'A. S. R., Miscella­nea di carte politiche, cit., basta 123, fase. 4323).
Il funzionario della legazione sarda sospettato di aver avuto influenza siti dis­sidenti* era Tommaso Tominasuni, di cui Bono noti i rapporti con Massimo d'Azeglio e il marchese Gualterio (Lettere inedita di M. d*Azeglio e F. Guai tur io a T. Tommasoni, a cura di F. TOMMASOM, Roma, 1885).