Rassegna storica del Risorgimento
1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
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1961
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Fiorello Barloccini
Gomitato (ohe era un partito, e un partito nato con esigenze e con prospettive rivoluzionarie) di ogni forma di azione, di ogni tentativo di impostazione di un interno problema e di una sua soluzione, sia pur nel quadro del programma unitario monarchico. Salvo qualche fremito di irritazione e di malcontento, che non si tradusse mai in controinizialiva, l) l'abdicazione alla guida del Piemonte era totale e passiva, e se anche la visione della meta finale restava per il partito ovviamente radicale (abbattimento del potere temporale, cioè, e unità), gli avwenimenti risolutivi venivano fatti dipendere da un processo esterno, visto per lo più, in funzione di una generale conflagrazione europea.
Diversi fattori sembrano contribuire a spingere i capi del Comitato (e, attraverso essi, tutta la base popolare del partito) su posizioni moderatissime, quasi rinunciatarie. Passati i primi, duri anni della Restaurazione, in un clima cittadino che era senza dubbio alcuno più sereno e tranquillo, erano svaniti i malumori e le rivendicazioni di carattere personale che avevano alimentato i primi progetti di vendetta e di riscossa: il nucleo dirigente del Comitato, reinseritosi, sia pur in modeste posizioni, nella normalità della vita e del lavoro, cominciava a paventare inconsulte avventure. Mancava ormai ogni forma di esterna pressione per una iniziativa interna: la corrente rivoluzionaria, o meglio di agitazione , del partito unitariomonarchico italiano (la futura Società nazionale) discuteva su un piano teorico e polemico il problema del potere temporale, dello Stato pontificio e delle sue cattive condizioni politiche, amministrative, economiche, ma ignorava, nel quadro delle direttive cavourriane, sul terreno concreto dell'azione una questione romana . La sua opera appariva quindi totalmente assente nella città. Si facevano, invece, sentire le voci di alcuni moderati, di Gualterio, per esempio, che aveva trascorso tanti anni della sua vita a Roma, dove aveva mantenuto una rete di estese amicizie, e di Roma ora si occupava per evidenti, alte ispirazioni.2)
1) Cfr. nelle Lettere inedite di M. d'Azeglio... a T. Tommasoni, cit., l'irata protesta di Gualterio (8 luglio 1856) contro le pretese superiorità, quest'aria di dar consiglio, contro le fanciullesche pretese e le fanciullaggini di Cola di Rienzo (pp. 270 e .).
3) Non Btrnppatc il grano per tirarlo. Sigli [Azeglio] mi ripete che per Roma non vi è nel momento da fare altro che stare a vedere cosa sa fare la diplomazia, o che è importante che i romani ai persuadano che non siamo ai 47 e perciò non si tratta del 48. Sono altri tempi e altri modi; ora si lavora d'accordo per alleanze e concerti... Ora abbiamo un capofila, conviene persuadersi della necessità di attendere le mosso del capofila. Carne io pentola bolle; ma le eventualità decideranno del tempo e del modo. Si trattava di prederò francamente la posizione in faccia all'Europa, in faccia alla diplomazia. Ciò fu fatto abilmente e coraggiosamente. Oli effetti si sentiranno. Ma, ripeto, non stroppate il grano (Gualterio a Tommasoni il 18 maggio 1856, ibid., pp. 240 e ss.; sì vedano anche le lettere del 3, del 22 e del 27 aprile, tw* pp. 219 e ss., 225 e ss., 231).