Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <418>
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Fiorello Barloccini
Gomitato (ohe era un partito, e un partito nato con esigenze e con pro­spettive rivoluzionarie) di ogni forma di azione, di ogni tentativo di impo­stazione di un interno problema e di una sua soluzione, sia pur nel quadro del programma unitario monarchico. Salvo qualche fremito di irritazione e di malcontento, che non si tradusse mai in controinizialiva, l) l'abdica­zione alla guida del Piemonte era totale e passiva, e se anche la visione della meta finale restava per il partito ovviamente radicale (abbattimento del potere temporale, cioè, e unità), gli avwenimenti risolutivi venivano fatti dipendere da un processo esterno, visto per lo più, in funzione di una generale conflagrazione europea.
Diversi fattori sembrano contribuire a spingere i capi del Comitato (e, attraverso essi, tutta la base popolare del partito) su posizioni modera­tissime, quasi rinunciatarie. Passati i primi, duri anni della Restaurazione, in un clima cittadino che era senza dubbio alcuno più sereno e tranquillo, erano svaniti i malumori e le rivendicazioni di carattere personale che ave­vano alimentato i primi progetti di vendetta e di riscossa: il nucleo diri­gente del Comitato, reinseritosi, sia pur in modeste posizioni, nella nor­malità della vita e del lavoro, cominciava a paventare inconsulte avven­ture. Mancava ormai ogni forma di esterna pressione per una iniziativa interna: la corrente rivoluzionaria, o meglio di agitazione , del partito unitariomonarchico italiano (la futura Società nazionale) discuteva su un piano teorico e polemico il problema del potere temporale, dello Stato pontificio e delle sue cattive condizioni politiche, amministrative, econo­miche, ma ignorava, nel quadro delle direttive cavourriane, sul terreno concreto dell'azione una questione romana . La sua opera appariva quindi totalmente assente nella città. Si facevano, invece, sentire le voci di alcuni moderati, di Gualterio, per esempio, che aveva trascorso tanti anni della sua vita a Roma, dove aveva mantenuto una rete di estese amicizie, e di Roma ora si occupava per evidenti, alte ispirazioni.2)
1) Cfr. nelle Lettere inedite di M. d'Azeglio... a T. Tommasoni, cit., l'irata protesta di Gualterio (8 luglio 1856) contro le pretese superiorità, quest'aria di dar consiglio, contro le fanciullesche pretese e le fanciullaggini di Cola di Rienzo (pp. 270 e .).
3) Non Btrnppatc il grano per tirarlo. Sigli [Azeglio] mi ripete che per Roma non vi è nel momento da fare altro che stare a vedere cosa sa fare la diplomazia, o che è impor­tante che i romani ai persuadano che non siamo ai 47 e perciò non si tratta del 48. Sono altri tempi e altri modi; ora si lavora d'accordo per alleanze e concerti... Ora abbiamo un capofila, conviene persuadersi della necessità di attendere le mosso del capofila. Carne io pentola bolle; ma le eventualità decideranno del tempo e del modo. Si trattava di pre­derò francamente la posizione in faccia all'Europa, in faccia alla diplomazia. Ciò fu fatto abilmente e coraggiosamente. Oli effetti si sentiranno. Ma, ripeto, non stroppate il grano (Gualterio a Tommasoni il 18 maggio 1856, ibid., pp. 240 e ss.; sì vedano anche le let­tere del 3, del 22 e del 27 aprile, tw* pp. 219 e ss., 225 e ss., 231).