Rassegna storica del Risorgimento
1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
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1961
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Roma dal 1849 al 1860
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Ma, più ancora dei suggerimenti esterni, appare ora fondamentale nel processo di evoluzione del Comitato un sistema di interne influenze: si stava attuando un avvicinamento di quegli elementi moderati e riformisti che si erano tenuti in disparte durante l'esperimento repubblicano e nei primi anni della Restaurazione.
Anch'essi esaltati dai felici successi delle iniziative piemontesi, i moderati romani avevano ripreso forza e ardimento. Nella politica intrapresa da Cavour di una agitazione del problema italiano su piano europeo, politica che aveva trovato la sua massima espressione al congresso di Parigi del 1856, si inseriva la valida polemica sui problemi dello Stato pontificio, e i moderati romani si interessavano alla discussione, anche se vi prendevano scarsamente parte diretta,!) anche se la visione delle mete finali restava incerta, per lo più ancora legata a istanze riformistiche. s) Si andava, ad ogni modo, delineando una identità di simpatie e di interessi con il Comitato e ravvicinamento fra le parti si presentava logica, inevitabile conseguenza. Troveremo collegati al partito, anche se non inseriti in esso, nomi di illustri esponenti dell'alta borghesia, come Diomede Pan ta-
*) È interessante seguire le corrispondenze romane nei giornali moderati piemontesi. Vi è anche una fioritura di scritti, di cui il più.importante e significativo ci appare VEpoca seconda di Pio IX e gli uomini del suo governo, Torino, 1855 (ristampa di articoli apparsi sul Omento, anonimi, ma certamente di Tommasoni), in cui si appuntavano accuse di malgoverno su uomini della Curia romana, in un certo senso rispettando Pio IX, e si affermava ... se forse una parola di concordia scendesse dal Vaticano diretta a confortare i popoli oppressi sarebbe ancora accolta con amore e fiducia. Ma non c'è un minuto da perdere e Dio non voglia che ria l'ultimo invito di conciliazione.
2) Si vedano, per lo spirito e le mete dei moderati romani, le indicate (n. 1 a p. 395) lettere di Diomede Pantaleoni. Nel più ampio quadro dclll' intero Stato è degno di rilievo uno degli aspetti del viaggio compiuto, nel 1857, da Pio IX: gli indirizzi delle popolazioni, le dirette richieste di Minghctti e di Pasolini per una serie di civili riforme (per la posizione di questi ultimi e la loro impostazione del problema romano, risalente alla fine del '56, v. G. PASOLINI, Memorie, Imola, 1880, pp. 182 e ss.). Anche a Roma si ebbe una iniziativa simile a quelle delle province visitate dal papa: la presentazione al Municipio, con preghiera di farsene interprete presso Pio IX, di un indirizzo contenente richieste di amnistia, allontanamento delle truppe straniere, riforme, ecc. (lo si veda in R. DE CESARE, op. cit., voi. I, p. 275 e s.). Ma sia la dura, polemica impostazione dello scritto, sia il carattere dei suol presentatori Cesare Leonardi, David Silvagni, Angelo Tritoni e Giovanni Costa, esponenti tatti del Comitato portano a concludere che avesse ragione il Costa (op. cit., pp. 126 e ss.) quando giudicava l'iniziativa frutto di una manovra di disturbo, di un tentativo di alimentare il malcontento della popolazione, mantenendo viva l'agitazione nella citta. Che lo spirito e le intenzioni fossero molto diversi da quelli di altre simili richieste appare evidente dal fatto che la polizia romana cercò a lungo i responsabili (A. S. R. Misrcllanva di carte politiche, cit., p. 127, n. 4504) e che il segretario generale del Municipio, che aveva accettato l'indirizzo, venne presto destituito. (Non mancava a Roma, d'altra parte, in altri ambienti, un certo fervore riformistico, di cui erano anche partecipi alcune autorità pontificie: A. S. R., Miscellanea di carte polìtiche, CÌL, basta 127, in particolare fase. 4500; cfr. anche P. DALLA TOBBE, op. cit.).