Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <420>
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Fioretta Bartoccini
leoni e il prof. Carlo Maggiorana ed esponenti soprattutto della aristocrazia.1)
A Roma bisognerà sempre distinguere, dopo questo processo di con­fluenza, il partito* rigidamente inquadrato e organizzato, dall'opinione fiancheggiatrice, che, oltre a rifiutarsi (salvo qualche sporadica eccezione) a qualunque forma concreta e positiva di azione, non assumerà mai atteg­giamenti ben definiti e aperti. Si trattava di una opinione espressa dagli ambienti più elevati e rilevanti per posizione e per censo nella vita cittadina, gli unici che avessero, date le condizioni di struttura e di fun­zione della società romana, ampie possibilità di valida e significativa espressione e di concreta iniziativa. Si trattava di un gruppetto di per­sone, che costituivano una insignificante minoranza nel quadro generale offerto da tali classi; erano schiacciati, più che dalla prevalenza degli ele­menti fedeli al pontefice, dall'indifferenza e dall'inerzia di una maggioranza che si manteneva, soprattutto, cauta. 2) Ma l'importanza di queste poche persone sarà ugualmente fondamentale, perchè contribuirà da una parte a dar sostegno e forza al partito, la cui base continuerà ad essere alimen­tata dal ceto medio e popolare, dall'altra a condizionarlo attraverso
l) Le manoscritte Memorie del Comitato nazionale romano dal 1853 al 1870 (M. C. R. K.) si riferiscono, malgrado la data Iniziale, soprattutto al periodo successivo al 1856 e contengono una lunga lista dei componenti del partito. Esse possono fornire utili indicazioni, pur essendo redatte in epoca molto posteriore (1911), pur essendo viziate da un errore fondamentale (uniscono ai membri effettivi del Comitato anche coloro che, pur lontanissimi da esso, e talvolta, dopo il 1860, addirittura avversi, nutrivano, idealità di carattere liberale e nazionale). À noi interessa mettere in rilievo i nomi delle persone di cui si avverte, con la conferma di altra documentazione, ravvicinamento al Comitato, o meglio ad alcuni membri del Comitato: Michelangelo Caetani duca di Scrmoneta, Anto-tonio Boncompagni principe di Piombino ed il figlio Ignazio, il principe Augusto Ruspoli con i figli Emanuele e Ippolito, il marchese Francesco Vitelleschi, il duca Lorenzo Sforza Cesarmi, il principe Pallavicini, il marchese Angelo Gavotta e, sia pure più tardi, quando ai delineò l'alleanza franco-piemontese i Bonaparte romani, quelli divenuti tali per matrimonio: il conte Paolo Campcllo della Spina e il principe Placido Gabrielli.
2i interessante, a conferma di questa cautela, riferire l'esito di una iniziativa per un indirizzo a Vittorio Emanuele e a Napoleone III nel 1861 (lo si veda in R. AMBROSI DE MA-GISTHJS -1. GHIRON, op. cit., pp. 353 e ss.), indirizzo che avrebbe dovuto, nelle intenzioni dei promotori, raccogliere soprattutto le firme dei piò. illustri esponenti della società ro­mana* Quelle dei membri della aristocrazia furono molto poche, e non molto più numerose furono le adesioni di persone dell'alta borghesia, soprattutto di quelle legate da interessi con il governo pontificio. Il fatto era, oltre che dal Comitato romano (M. C. R. R., busta 29377), lamentato dal consolo sardo 'leccio di Bayo, che metteva in risalto un atteggia­mento di cautelo, più che di avversione (Roma, Archivio storico del Ministero degli Af­fari Esteri, Rapporti del R. Console in Roma, b. 262, dispacci del 23, 30 aprile e del 28 maggio 1861. Si veda, in proposito, la lettera del Vitelleschi al Passaglia in Carteggi cavouriani. Questiono romana, voi. II, pp. 164 e ss.). L'indirizzo venne allora fatto circolare nei quartieri popolari e potè cosi raggiungere la quota piuttosto forte di circa 10.000 firme (per la composizione sociale dei firmatari, efr. R. AMBROSI DE MAGISTBIS,-L GHIRO?, op. cit., p. 356).