Rassegna storica del Risorgimento

1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
anno <1961>   pagina <424>
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Fiorella Bartoccini
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Nel 1858 il Comitato nazionale fece formale atto di adesione alla So­cietà nazionale *) ed identificandosi, da allora, ancor più strettamente con la politica piemontese, ebbe il suo periodo di maggior sviluppo e di maggiore autorità, raccogliendo numerosi consensi, negli anni seguenti, da parte di larghi strati della cittadinanza, che ci si rivela sempre più largamente interessata allo svolgimento della crisi francoaustropiemontese prima, al conflitto dopo, allo scoppio della rivoluzione unitaria infine. Nel trien­nio 18591861 il partito non fu più espressione, nella città, di una mino­ranza scarsamente significativa, ma, proclamatosi portavoce del governa piemontese, venne esaltato, sorretto e rafforzato da una vera massa di con­sensi espressi da tutte le classi sociali, in ima clima di crescènte agitazione che il Comitato contribuiva largamente a provocare e che veniva anche indirettamente favorito dal cauto atteggiamento delle autorità pontificie e delle autorità francesi di occupazione. E mentre il Comitato si proclamava portavoce del governo piemontese presso la popolazione, si faceva nello stesso tempo rappresentante di questa a Torino. In effetti, negli anni di maggior entusiasmo patriottico, opinione e partito sostanzialmente si identificarono, si esaltarono, si rafforzarono a vicenda. Personaggi fino ad allora rimasti in ombra si impegnarono direttamente in alcune delle iniziative assunte dai dirigenti del Comitato e ogni voce avversa, conserva­trice, reazionaria, apparve, per il momento, completamente soverchiata.
È inutile qui ricordare avvenimenti ben noti di quegli anni: i fermenti che agitavano la città, soprattutto gli ambienti giovanili, la partenza per la guerra di oltre 4000 volontari, i lunghi cortei di cittadini, l'offerta delle spade a Vittorio Emanuele e a Napoleone III. 2) È interessante mettere in rilievo che anche quando lo Stato pontificio venne investito e in parte travolto dalla rivoluzione, anche quando la questione della sua sopravvi­venza venne posta, con drammatica urgenza, alla diplomazia e all'opinione pubblica italiane ed europee, anche quando cominciò a profilarsi una que­stione romana, mancò a Roma da parte degli elementi liberali e nazionali più qualificati una qualunque alternativa di interna azione, una qualunque impostazione di concreto programma. L'interesse continuò ad essere appun-
i) Dichiarò di voler sostenere il e concetto di unificazione italiana da conseguire con quel mezzo che riunisca i maggiori gradi di probabilità pel buon successo (A. S. R., Miscellanea di earte politiche, di., busta 129, n 4571).
Si veda R. DB CESARE, op. m,y voi, t, pp. 318 e ss., voi. II, pp. 5 e ss.; 6. Omout, Cronache romane del 1859, in Nuova Antologia, a. 94 (1959), pp. 169 e ss.; In., Il 2860 a Roma, ibid., a. 95 (1960), jpp. 531 e ss. (ricca documentazione in A. S. R., Miscellanea di carte politiche, eli.., busto 132 e BS.).