Rassegna storica del Risorgimento
1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
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1961
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Roma dal 1849 al 1860
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tato sugli avvenimenti esterni. Anche le dimostrazioni furono, salvo casi sporadici di violenza, sostanzialmente pacifiche e passive. L'ondata rivoluzionaria che scese dall'Italia centrale, o rimontò da quella meridionale, pur se ebbe infiltrazioni nelle province, si limitò a lambire la città. La presenza delle truppe francesi non bastava da sola a spiegare- il fenomeno, in un clima di così roventi passioni: il fatto era che mancava una interna dinamica rivoluzionaria, o quanto meno una capacità d'azione, e continuavano a mancare esterne pressioni.
Mazzini, Garibaldi, coloro che sarebbero stati favorevoli ad un moto interno che avrebbe facilitato una marcia liberatrice sulla capitale dello Stato pontificio, non potevano contare su alcuna organizzazione che facesse riecheggiare validamente il loro appello nella città. I pochi, vecchi sostenitori dì Mazzini, ancora esistenti, i nuovi entusiasti ammiratori di Garibaldi, non avevano alcuna possibilità di manovra nel partito nazionale, che era non soltanto completamente dominato dal gruppo dirigente, ma sostanzialmente soddisfatto di quanto stava avvenendo in Italia e fiducioso di quanto poteva ancora avvenire. Con la sua alta autorità, con il suo indiscusso prestigio, Cavour premeva intanto sugli elementi più qualificati, sui dirigenti del partito, perchè mantenessero una posizione di ordine e di tranquillità. Fin dal primo profilarsi del conflitto con l'Austria, il Comitato aveva mandato una delegazione a Torino a chiedere istruzioni: ad essa Cavour aveva raccomandato vivamente il mantenimento della calma.1) Consigli di prudenza aveva fatto ribadire per il tramite di tutti coloro che avevano possibilità di contatti con il partito romano: Della Minerva, nuovo rappresentante sardo, Mamiani, Gualterio, Azeglio.2)
1) Tito Lopez, che faceva parte, insieme con Filippo Gualterio e Raffaele Caraffa, della deputazione, riferisce nelle cit. Notizie sul movimento liberale romano... (M. C. R. R.) le parole del conte di Cavour: Sentite, io non voglio ingannarvi, per il presente nulla vi è da sperare per Roma; al tempo, aiutando gli evento, tutto si potrà ottenere; ora per il momento, nulla. Io non credo dovervi dare spiegazione di ciò, essendo la situazione, per se stessa, troppo chiara: in Roma vi sono le truppe francesi per sostenere il governo, il trono del papa. Nonostante ciò, voi potrete mostrare la vostra simpatia per la causa italiana, la vostra gioia per gli eventi felici che potessero verificarsi nella guerra futura, nonché dare tutti quegli aiuti che potrete per la guerra medesima, mandando denari, oggetti, cavalli, volontari, ecc. Se voi in Roma avrete tanta abnegazione da seguire onesti contigli, fare i sacrifici che ne conseguono senza speranza di un premio prossimo per voi, vi renderete benemeriti della causa italiana e di tutta la nazione, ma se, al contrario, vi metteste in urto aperto con il governo pontificio, costringereste i Francesi ad agire contro di voi, compromettereste la nostra alleanza e forse potreste essere causa della rovina della sorti italiane .
2) Ampia documentazione, per tutto il periodo, à nei Carteggi cavouriani. Massimo d* Azeglio ebbe occasione, nel viaggio del 1859 a Roma di portare personalmente un consiglio di moderazione, che venne con favore ascoltato.