Rassegna storica del Risorgimento
1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
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1961
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426
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Fiorella Bar tacci ni
All'inizio del 1859 il problema principale per Cavour era di evitare a Roma qualunque scontro con i Francesi che avrebbe potuto compro mettere un'alleanza ancora così incerta. Ma egli continuò ad insistere perchè nessuna iniziativa d'azione venisse presa a Roma anche durante il conflitto, anche durante la rivolta dell'Italia centrale, anche durante la trionfale marcia di Garibaldi dalla Sicilia a Napoli e il passaggio e l'occupazione delle Marche e dell'Umbria da parte delle truppe piemontesi. Le vittorie del movimento rivoluzionario non annullavano, per lui, tutte le difficoltà connesse, soprattutto sul piano diplomatico, con la nascita della nuova Italia, e tutti i rischi ohe il problema della sopravvivenza dello Stato pontifìcio presentava. Era arrivato il momento della cauta marcia, dell'intesa con il pontefice e con Napoleone e se necessario della battuta di arresto, di compromesso. Fino a che punto lo seguivano e lo capivano i Romani che avevano aspirazioni di unificazione nazionale, fino a che punto lo capiva e lo seguiva, soprattutto, il Comitato, che era un partito e non poteva prescindere da una formulazione di programma e di azione?
Mentre negli elementi moderati, arrivati in genere solo recentemente alla radicale meta dell'unità,x) la rispondenza alle direttive cavouriane era sincera, profonda, nel partito si avverte qualche fremito di rivolta, mai concretato d'altra parte in autonoma azione. H nucleo dirigente, rinnovato in quegli anni per la partenza dei membri più compromessi (ma la scelta dei successori era avvenuta in un ristretto ambiente di amici e la struttura non ne aveva in alcuna maniera risentito),2) si adeguò prontamente alle istruzioni cavouriane, che rispondevano del resto alle tendenze e possibilità interne, e istigò il partito e la popolazione alla moderazione e alla calma.s) Ma aggiunse anche una promessa di vicina soluzione, alimentò in grande misura la fiducia, la speranza, l'illusione: la realtà della situazione era in genere travisata dai Romani, che continuavano a credere nelle buone intenzioni di Napoleone e soprattutto continuavano a credere nell'esistenza di una politica sotterranea, di un'abile manovra tattica da parte di Cavour. Nella fluidità della situazione, si accontentavano delle dichiarazioni, delle promesse, e ignoravano i fatti.
l) Si vedano le lettere di Pantaleoni ad Azeglio del 1859-1860 (op. cif., pp. 404 e ss.., pp. 413 e ss., pp. 419 e a. e, infine, pp. 427 e ss.).
3) Erano stato costretti ad abbandonare Roma Luigi SilvestrelH, David Silvagni, Tito Lopez, Angusto Lorenzini, i fratelli Tittoni, Luigi Mastricola, Annibale Santangeli. Continuava a guidare il partito Checchetelli, coadiuvato da Adriano Bompiani, Glico Cartacei, Luigi Aliprandi, Quirino Leoni, Marino Morelli, Augusto SilvcBtrelli, Luigi Sondati Tilntrzi, Giuseppe Vennnzi. Anche il duca Cesarmi Sforza e il principe di Piombino erano staci consigliati a partire.
3) Cfr. il proclama pubblicato in B. DE CESARE, op. ei(., voi. II, pp. 165 e s.: H sacrificio che chiede a voi l'Italia, e il sacrificio della pazienza .