Rassegna storica del Risorgimento
1849-1860 ; STATO PONTIFICIO
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1961
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Roma dal 1849 al 1860 427
I dirigenti del Comitato erano, in genere, male informati, quasi completamente trascurati da Cavour che, coerentemente alla propria visione del problema romano, preferiva appoggiarsi a Roma su quegli elementi che offrivano concrete possibilità di aiuto per la buona riuscita del suo tentativo di intesa con la Curia. Il partito liberale era, per il momento almeno, un elemento più fastidioso che utile, e i suoi stessi collaboratori romani tendevano ad ignorarlo. Male al corrente, quindi, delle trattative di Cavour con il governo pontifìcio e con quello francese, male al corrente soprattutto dello spirito che le animava, i dirigenti del Comitato continuavano a manifestare fiducia in una vicina soluzione, speranza in un atto di forza, e non mancavano in loro irritazioni e malumori per una tattica che credevano sbagliata. Non vogliamo qui anticipare argomenti che verranno diffusamente trattati e documentati nello studio annunciato, ma basta mettere in rilievo fremiti di rivolta e di critica all'opera di Cavour e tentativi di pressione e di convincimento su di lui. 9 Gli argomenti sono facilmente riconducibili ad alcuni temi fondamentali: assoluta inutilità di una trattativa con la Curia, che cercava solamente di guadagnar tempo . per eludere gli immediati pericoli, 2) ferma volontà della popolazione romana a una immediata unificazione al resto dell' Italia, volontà che non si poteva più contenere a rischio di una esplosione qui la forzatura appare evidente sovversiva, repubblicana.3) Accompagnavano questi tentativi di convincimento e di pressione alcune iniziative interne degne di rilievo, anche se insignificanti come conseguenze, che andavano al di là delle istruzioni cavourriane. Esse riguardavano soprattutto le manifestazioni della volontà popolare, si concretavano con le dimostrazioni, con i cortei, *) con gli indirizzi, forme interessanti di carattere plebiscitario,
3) Augusto Lorenzini ebbe l'incarico di avvicinare Cavour, di destreggiarsi fra gli intrighi che ai facevano intorno a lui da parte di altri Romani (è chiaro il riferimento a Pantaleoni; Checchetelli a Lorenzini, marzemaggio 1861, in M.C.R.R., busta 2441 e 2).
Silvestre!!]', in esilio a Firenze, scrisse dal '60 al *61, varie lettere a Massari, con l'intento evidente di interessare un più alto ascoltatore (M. C. R. R., b. 81737), Silvcstrelli era emigrato a Firenze, dove certe soluzioni radicali della questione romana erano sostenute anche nell'ambiente moderato (si pensi a Ricasoli), ma la sua posizione riflette abbastanza bene quella dei compagni del Comitato romano: lamentela dell'abbandono e consiglio di un cambiamento di tattica, di una scelta di azione decisa, radicale, totale, per quanto riguardava la questione della liberazione del residuo Stato pontificio.
) Vi sarà grande soddisfazione a Roma per la partenza di Pantaleoni, che segnava la fine dell'a inutile dramma delle trattative (lettera Checchetelli a Lorcnzùù, del 27 marzo 1861, in M. C. R. R., busta 244, 1-1).
a) Roma... non sarà che del Re o di Mazzini (Silvestrelli a Massari, 12 giugno 1860, in M. C. R. B. busta 817, 37-3).
4) Si trattava di lunghe sfilate di popolo che colpivano per la loro imponenza gli osservatori stranieri (cfr. F. GBEGOBOVIDB, Diari romani* Milano, 1895, pp. 94, 96 e ss., 137 e ss., 147 e ss.).