Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <432>
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Saverio La Sorsa
Al brigantaggio promosso dai potenti si aggiunse quello dei plebei, da quelli favorito ed educato.
Al tempo di Giovanna prima, essendo stati espulsi dal regno i merce­nari stranieri, questi si dettero a scorrerie e a depredazioni; ad essi si aggiunsero molti malviventi del luogo;, e commisero ruberie in tutto il Melfese, protetti dai feudatari, che spesso erano i loro duci e nascostamente i manutengoli nelle loro nefandezze.
Tra le rimostranze fatte dalla città di Napoli a Carlo V ci fu che i nobili tenevano dei facinorosi nei loro portici, per mezzo dei quali perse­guitavano, straziavano, uccidevano gli onesti cittadini, e toglievano per forza i ribaldi dalle mani della giustizia, incoraggiandoli direttamente e indirettamente al mal fare. Se questo accadeva in una capitale, è da imma­ginarsi che avveniva in una regione abbandonata e deserta, come la nostra, dove non erano rispettate le leggi, e nessuno poneva freno alle ruberie e alle angarie di ogni genere, esercitate da feudatari rapaci e da sbirri crudeli.
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Non è nostro intendimento narrare le aggressioni, gli assassini, le ruberie commesse dai banditi della Lucania e delle terre confinanti nei secoli successivi; chi legge le storie del Sismondi e del Giannone, del Cic-careHi e del Botta, del Winspeare e del Colletta trova che durante la domi­nazione spagnola non si spense mai la mala pianta del brigantaggio, che i delitti, le uccisioni, i ricatti, le rapine attuate da masnade di ladri e di facinorosi si ripetettero con lo stesso carattere, assunsero le stesse forme, furono favorite con la medesima sfacciataggine da baroni senza scrupolo e da tirjumj senza coscienza, combattute col medesimo insuccesso.
Le grida e le prammatiche emanate dai Viceré, le scomuniche papali, le grazie concesse a quanti s'arrendevano, non. sortirono alcun effetto, e i rigori usati non valsero a frenare la ferocia dei banditi, che continuarono a molestare le infelici popolazioni con i furti e i ricatti, gl'incendi e gli omicidi, coll'ostacolare i traffici e i commerci, col rendere malsicure le strade, pericoloso il vivere in campagna e nei borghi.
Tutti poi sanno come il banditismo fu promosso da Ferdinando IV di Borbone sulla fine del sec. XVIII per combattere i Francesi che Pavé-vano cacciato da Napoli e avevano installata la Repubblica Partenopea. Le masnade che raccolsero la feccia del sanfedismo in Lucania e nelle altre province del Mezzogiorno commisero atti di brigantaggio, incendi e gras­sazioni, vendette e omicidi più crudeli dei masnadieri dei secoli precedenti, e le infamie di cui si macchiò il cardinale Ruffo oscurarono quelle di Mar-cone e di Vesticello, di Mancino e di Sciarra, di Mangone e di Buttinello, di Mammone e di Fronio, di Rodio e di Fra Diavolo, che seminarono lutti