Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <433>
immagine non disponibile

Un quinquennio di brigantaggio in Basilicata (1860-1864) 433
e spavento in mezzo alle sciagurate nostre popolazioni, spinti da cieco fanatismo religioso e da feroce spirito reazionario.
La mala genia del brigantaggio rinverdì sotto Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, alimentata dal Borbone, che si era rifugiato a Pa­lermo, sostenuta dalla Gran Bretagna, che combatteva i Francesi, favo­rita dai retrogradi che malvedevano le innovazioni radicali apportate dai Napoleonici in ogni ramo della vita civile.
Il Colletta, storico onesto e veritiero, dedica molte pagine a enumerare gli assassini, le spogliazioni, le crudeltà commesse dai ribaldi eccitati dalla corte di Palermo contro il Murat, le stragi compiute da malfattori assoldati, da facinorosi liberati dalle galere, che assalivano le truppe francesi, entra­vano nelle città indifese, trucidavano vecchi, donne, bambini, rapivano donne, straziavano prigionieri.
Né le gravi minacce del Massena, né le fiere rappresaglie del Manhes riuscirono a debellare totalmente la perfida genia; solo la caduta del Murat, ed il ritorno di Ferdinando I pose per breve tempo una tregua alle infamie di tanti ribaldi.
* *
Con l'abolizione del feudalesimo le condizioni delle plebi non miglio­rarono, perchè all'antico baronaggio si sostituì una borghesia avida e rapace; i nuovi proprietari erano più esosi dei passati signori e continua­rono a sfruttare e a vilipendere i servi della gleba con maggiore raffinatezza. Dice il Massari che il contadino sapeva che le sue fatiche non gli fruttavano alcun benessere; sapeva che il prodotto della terra mainata dai suoi sudori non era suo, e credendosi condannato a perpetua miseria, nasceva nell'ani­mo suo spontaneo l'istinto della ribellione e della vendetta.
Quando nel 1848 scoppiarono i moti liberali e avvennero i dolorosi casi di Napoli, il brigantaggio riprese vita per le rivolte accadute nel regno e le agitazioni politiche cagionate dall'abolizione della Costituzione. Specie nel 1850 il banditismo nella Basilicata e nella Calabria non fu meno spietato che gli anni precedenti, e la repressione voluta dal governo fa violenta e crudele come poche.
La mal'crba tuttavia non fu estirpata dall'energia del generale Nun­ziante, se dobbiamo credere alla relazione che sulla fine del dominio bor­bonico scrisse al Governo l'intendente di Basilicata. Tra l'altro egli lamen­tava che ogni corsa di posta gli portava notizie di sequestri di persone con ricatti e furti di vario genere, per la poca attività della forza pubblica, perchè i ladri non erano vigilati, e i detentori di armi non erano puniti, la giustizia era corrotta oppure lenta ncll'agirc, e nessun mezzo era effi­cace a reprimere abusi e delitti.