Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <434>
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Saverio La Sorsa
Certo è che nell'ultimo anno della tirannia borbonica la Lucania era sempre tormentata da gesta brigantésche come nel passato, e le azioni criminose erano all'ordine del giorno.
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Fermiamo la nostra attenzione al brigantaggio che infestò la regione dopo la caduta del Borbone, e affermiamo che errano coloro i quali, dando un frego a vari secoli di storia, cercano nelle vicende del 1860 le cause del banditismo, mentre secondo il nostro parere esso fu l'effetto della inve­terata corruttela, della obbrobriosa oppressione e delle odiose ingiustizie derivanti da millenni. Esso più che un fenomeno politico, contingente, fu un fatto sociale, prodotto dalle molteplici cause da noi innanzi esposte, e non poteva ad un tratto scomparire. Senza dubbio esso fu aggravato dal turbamento politico e morale cagionato dal mutamento di regime, dalla confusione che regnò vari anni nel Mezzogiorno, specie nella Basilicata, che era la regione più travagliata e dimenticata, e dalle passioni che si sca­tenarono fra il partito retrogrado e i nuovi padroni.
Alla fulminea impresa dei Mille la plebe rimase colpita dal fascino esercitato dal leggendario Eroe, e per un. momento aprì l'animo alle spe­ranze di un avvenire migliore; ma presto rimase delusa, quando notò che le promesse non erano mantenute, e le sue condizioni morali e sociali non mutavano. Mentre l'esigua borghesia celebrava il trionfo delle proprie idealità, l'immensa turba dei campi continuava a dibattersi nella miseria, sicché si convinse che la crisi avvenuta era stata una violenza esercitata dalla borghesia, che impadronitasi del potere, voleva accrescere i privilegi, e tenere sempre più schiava la classe diseredata.
Al riguardo dobbiamo ricordare che questa, abbrutita dal secolare servaggio e dalla cieca ignoranza, era attaccata alla caduta dinastia per atavica tradizione di ubbidienza al potere centrale, e subiva l'influenza della funesta propaganda di fanatici ecclesiastici, i quali erano tenaci sostenitori del trono e dell'altare. I nuovi governanti dipinti come massoni e miscredenti, che non rispettavano la religione e volevano togliere il dominio al Papa; la concessione di vieti privilegi a favore di pochi astuti; lo spostamento d'interessi di quanti erano stati spodestati dalle cariche occupate, avevano turbato le coscienze delle moltitudini, nelle quali era radicato lo spirito sanfedista, l'avversione ai maggiorenti locali, che avevano partecipato ai moti rivoluzionari per trarne vantaggi politici e finanziari, non per il bene ài ogni ceto sociale. I nuovi padroni nulla fecero a favore delle plebi, che da principio non capirono il valore morale del mutamento politico avvenuto, né videro diminuiti i tributi, abbassato il prezzo dei commestibili, migliorate le proprie condizioni.