Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <436>
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Saverio La Sorsa
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Crediamo opportuno aggiungere qualche particolare sul carattere che in quel periodo storico assunse il brigantaggio nella nostra regione.
I banditi raramente venivano dai campi, ma prevalevano quelli pro­venienti da grossi borghi o dalle città, dove più si sentiva il peso delle in­giustizie, più profondamente covava l'odio verso i tirannelli locali, che frodavano le leggi e dissanguavano i poveri.
Non era contro lo Stato che i malfattori insorgevano, ma contro x capoccia del paese che li tenevano in condizioni abbiette, contro gli usur­patori dei beni demaniali e gli sperperatoli dei Luoghi Pii; i Municipi erano conventicole di privilegiati, che pensavano ai propri interessi, e non curavano di lenire i dolori di chi soffriva; i notabili erano piccole minoranze che avevano nelle proprie mani tutti i rami della pubblica amministrazione, e se ne servivano per dominare e sfogare la loro vanità. D'altra parte le famiglie che avevano un componente alla macchia, erano temute e acca­rezzate e, invece di vergognarsene, se ne vantavano; parecchie di esse, che prima erano vissute miseramente, si erano elevate di grado per le spogliazioni che i loro membri facevano ai ricchi. Coloro che nei paesi tenevano il sacco ai briganti, traevano notevoli vantaggi dal vile mestiere, perchè col concedere loro pochi cibi e scarse armi, col fornire notizie e temporanei ricoveri, avevano in cambio quasi la totalità dei ricatti, che consentiva ad alcuni di mutar fortuna, vivendo più comodamente col danaro rubato ai facoltosi. Come dice il De Zio, il brigantaggio era quasi come un mestiere onorato e glorioso .
Per molti della plebaglia i capi briganti erano degli eroi, che vendi­cavano i torti da essa patiti per tanti anni; parecchi erano chiamati con nomi vezzeggiativi, e certe madri appellavano i figli brigantini facendosi un vanto di avere figli che sarebbero stati futuri manigoldi. Perciò vi era una certa intesa fra i banditi e le loro famiglie, che li aiutavano in ogni modo.
Assai mirabili erano le trame di spionaggio che esistevano fra i masna­dieri e i loro vigili informatori. I segreti piani dei comandi militari, le perlustrazioni delle guardie civiche, i movimenti delle truppe regie, prima che si mettessero ad effetto, erano comunicati nei minimi particolari per via di assidui e misteriosi convegni. Lo spionaggio non era esercitato solo da massari e da pastori, da carrettieri e da carbonai, da guardie campestri e da singoli cittadini, ma anche da funzionari annidati nelle pubbliche amministrazioni, da sindaci che trescavano con i malandrini, da cui riscuotevano parte del cospicuo bottino, e anche da qualche infido ufficiale o milite della guardia civica, che intendeva salvar la pelle dalle rappre­saglie dei briganti.