Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
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1961
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441
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Un quinquennio di brigantaggio in Basilicata (1860-1864) 441
di Masini e di Ninco Nanco che erano le belve più crudeli; una di 9 mila su quella di Cotugno, d'Ingingolo, di Miglionico, di Teodoro, di Volonnino, di Totaxo, di Coppolone, di Cappuccino, di Franco, di Florio, di Bollettini, di Marino; e taglie di poche centinaia di ducati sulle teste spregevoli dei gregari; ma non sortirono alcun effetto per le ragioni già dette.
Miglior risultato ebbero alcune astuzie della polizia, diretta da un capo intelligente e accorto, quale fu il commissario Bolis, che seppe allacciare una rete di avvisi e di notizie sulle mosse dei facinorosi, molti dei quali furono scovati dai loro nascondigli, e parte dispersi, parte arrestati.
Buoni frutti ebbe la politica del generale Pallavicini, il quale esercitando una polizia ferma e sagace, largheggiando nel premiare il servizio delle spie, riuscì ad amicarsi i più miseri villani ed i parenti dei criminali; cosi potè conoscere le loro mosse, gli abituali nascondigli e i più efficaci manutengoli. Inoltre sparse per i campi manipoli di soldati travestiti da briganti, che attrassero in agguati molti di essi, e attirò a sé la canaglia di Michele Caruso, il quale per tali servizi si sottrasse dai ferri.
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Non è nostro scopo parlare degl'infiniti misfatti perpetrati dalle varie Bande che afflissero la Basilicata in quegli anni funesti, essendo stati esposti ampiamente da altri scrittori; ricordiamo che in un solo biennio si ebbero oltre 400 furti e altrettante grassazioni; 200 incendi e più di 100 gravi ferite; 100 stupri e 350 ricatti, nonché un centinaio e mezzo di disgraziati che perirono fra mille tormenti.
Fra le molte bande la più numerosa fu quella di Carmine Crocco, che variò secondo i momenti, ma superò sempre i sessanta scellerati; seguivano quelle di Marino e di Ninco Nanco, che raggiunsero una cinquantina; le altre del Tortora, del Coppa, del Totaro, del Franco e del Meli doro si aggirarono sulla ventina ognuna; altre si aggruppavano e si scomponevano secondo le circostanze; quasi tutte erano fornite di cavalli che si procuravano rapendoli nelle masserie, e si provvedevano facilmente di armi e munizioni.
Dei numerosi capibande citeremo le principali imprese dei più feroci.
Il primo posto l'occupa il famigerato Carmine Crocco di Rionero, di mestiere vaccaro, soldato ardito e sagace, che incarcerato per omicidio, evase dall'ergastolo e fu uno dei più accaniti insorti nell'ultimo periodo del dominio borbonico.
Nei primi di aprile del 1860 con una mano di banditi penetrò in Lagopesole, vi s'ingrossò con gente raccogliticcia, e dopo aver commesso saccheggi e ricatti s'avviò verso Ripacandida, dove ammazzò il capo della