Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <442>
immagine non disponibile

442
Saverio La Sorsa
milizia cittadina, tolse a questo le armi e arruolò vari proseliti inebrian­doli colla promessa di preda.
Venosa era in piena lotta fra notabili sfruttatori e plebe affamata, che non aveva dimenticato le invasioni demaniali del 1848; all'appressarsi di Crocco mentre i ricchi fuggivano nei paesi vicini, i popolani lo aiutarono ad assalire la città; aprirono le carceri e i manigoldi con i ladri e gli assassini saccheggiarono orribilmente le case dei proprietari più invisi.
All'avvicinarsi della masnada si sollevavano le plebi di San Fele, di Muro, Ruoti, Avigliano, Melfi e la invitavano ad entrare nei loro bor­ghi per far vendetta contro i notabili.
Il Crocco, portato in trionfo in Melfi, dove sventola la bandiera bor­bonica, si reca al duomo a venerare la Vergine, e impone le immancabili taglie. Di 11 muove per Rapolla, Barile e Rionero, ma attaccato da milizie regolari guidate dal capitano Gennari, perde parecchi gregari o uccisi o prigionieri, e si rinselva nei boschi di Monticchio e di Lagopesole.
Non vedendosi sicuro nel Melfese passa nella provincia di Avellino, predando e saccheggiando paesi e villaggi, finché battuto dalle milizie di Davide Mennuni, torna nella Lucania, e scorazza per i territori dal Rapano al Follino, dove si congiunge coli'avventuriero Borjes e col fran­cese Langlois, prezzolati dal Borbone.
Nuovi incendi e saccheggi, nuovi stupri e spogliazioni per tutto il territorio, dove la plebe aiuta gli scellerati alle rapine delle case dei notabili, specie a Salandra e a Stigliano, che sono messe a ferro e a fuoco.
Non meno feroci furono le rappresaglie e le malefatte in varie altre località come Cirigliano, Gorgoglione, Guardia, Accettura, Garaguso, San Chirico, Vaglio ecc.; ovunque, dice il Racioppi, lo sgomento si è fatto terrore; è tornata la civile società alla barbarie dell'evo medio, alle incursioni de' saraceni e degli ungheri, alle scorrerie dei condottieri e di loro compagnie di ventura, i popoli si affannano a rabberciare le feudali mura crollate o distrutte, e chi i ruinosi castelli baronali, e chi almeno le torri delle campane; iniprovvisatì fortilizi a riparare dall'uragano la vita, le donne, alcunché di più prezioso alla famiglia .
Quando il Crocco seppe che l'ex compagno di birbanterie Michele Caruso, con promessa di meritarsi la grazia dalle malefatte era stato assol­dato dal generale Pallavicini per scovarlo dalle selve dov'erano vissuti insieme, non si perdette d'animo, e unitosi con le masnade dello Schiavane, del Sacchitiello e del Tortora continuò a infestare le regioni deU'Ofanto, attaccando con fortuna i drappelli che cercavano d'asserragliarlo, pur perdendo un centinaio dei suoi.
Vistosi braccato da ogni parte, non vedendo alcuna via di scampo persuase i superstiti ad uscire dal regno per riparare nello Stato della