Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
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Saverio La Sorsa
milizia cittadina, tolse a questo le armi e arruolò vari proseliti inebriandoli colla promessa di preda.
Venosa era in piena lotta fra notabili sfruttatori e plebe affamata, che non aveva dimenticato le invasioni demaniali del 1848; all'appressarsi di Crocco mentre i ricchi fuggivano nei paesi vicini, i popolani lo aiutarono ad assalire la città; aprirono le carceri e i manigoldi con i ladri e gli assassini saccheggiarono orribilmente le case dei proprietari più invisi.
All'avvicinarsi della masnada si sollevavano le plebi di San Fele, di Muro, Ruoti, Avigliano, Melfi e la invitavano ad entrare nei loro borghi per far vendetta contro i notabili.
Il Crocco, portato in trionfo in Melfi, dove sventola la bandiera borbonica, si reca al duomo a venerare la Vergine, e impone le immancabili taglie. Di 11 muove per Rapolla, Barile e Rionero, ma attaccato da milizie regolari guidate dal capitano Gennari, perde parecchi gregari o uccisi o prigionieri, e si rinselva nei boschi di Monticchio e di Lagopesole.
Non vedendosi sicuro nel Melfese passa nella provincia di Avellino, predando e saccheggiando paesi e villaggi, finché battuto dalle milizie di Davide Mennuni, torna nella Lucania, e scorazza per i territori dal Rapano al Follino, dove si congiunge coli'avventuriero Borjes e col francese Langlois, prezzolati dal Borbone.
Nuovi incendi e saccheggi, nuovi stupri e spogliazioni per tutto il territorio, dove la plebe aiuta gli scellerati alle rapine delle case dei notabili, specie a Salandra e a Stigliano, che sono messe a ferro e a fuoco.
Non meno feroci furono le rappresaglie e le malefatte in varie altre località come Cirigliano, Gorgoglione, Guardia, Accettura, Garaguso, San Chirico, Vaglio ecc.; ovunque, dice il Racioppi, lo sgomento si è fatto terrore; è tornata la civile società alla barbarie dell'evo medio, alle incursioni de' saraceni e degli ungheri, alle scorrerie dei condottieri e di loro compagnie di ventura, i popoli si affannano a rabberciare le feudali mura crollate o distrutte, e chi i ruinosi castelli baronali, e chi almeno le torri delle campane; iniprovvisatì fortilizi a riparare dall'uragano la vita, le donne, alcunché di più prezioso alla famiglia .
Quando il Crocco seppe che l'ex compagno di birbanterie Michele Caruso, con promessa di meritarsi la grazia dalle malefatte era stato assoldato dal generale Pallavicini per scovarlo dalle selve dov'erano vissuti insieme, non si perdette d'animo, e unitosi con le masnade dello Schiavane, del Sacchitiello e del Tortora continuò a infestare le regioni deU'Ofanto, attaccando con fortuna i drappelli che cercavano d'asserragliarlo, pur perdendo un centinaio dei suoi.
Vistosi braccato da ogni parte, non vedendo alcuna via di scampo persuase i superstiti ad uscire dal regno per riparare nello Stato della