Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
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1961
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443
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Un quinquennio di brigantaggio in Basilicata (1860-1864) 443
Chiesa, dove si diceva esser giunto altra volta entrando incolume sino a Roma. Ma soltanto quattro l'ascoltarono, ed egli costeggiando l'Adriatico, e poi per monti e valli arrivò al confine del Napoletano. Messosi al sicuro concesse ad un sacerdote una buona somma di danaro perchè rendesse grazie alla Vergine d'averlo protetto in tanti pericoli, e sparì dalla società vivendo incognito in Roma.
Tale fine ebbe un uomo che uscito dalla plebe, la signoreggiò; nemico ai notabili, li ebbe ai pie; nato ne' campi, penetrò nelle città, e per brev'ora Vi fu principe; le mani sordide di sangue ebbero strette e baci di riverenza da sacerdoti fautori suoi; fu condottiero di reazioni civili ei non d'altro ingordo che d'oro... uomo di leggenda, fra genti avvezze a giurare sulla santità delle coltella o irridere alla virtù del capestro .
In vecchiaia ebbe la sfacciataggine di scrivere o dettare una specie di autobiografia in cui confessa: la folla selvaggia, che io comandavo, non aveva freno, né a me conveniva mitigarlo .
Caduto nelle mani della polizia italiana verso la fine del 1870, fu sottoposto a processo innanzi alla Corte d'Assise di Potenza, e condannato a morte, ma poi fu commutata la pena ai lavori forzati a vita.
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Altro capo pericoloso fu Ninco Nanco, umile campagnuolo di A vigliano, che già omicida e sfuggito di carcere, andò nel 1860 ad offrire i suoi servigi a Garibaldi; fu respinto ed ebbe ordine di tornare al paese, per dedicarsi al lavoro onesto, ma disubbidì e si dette alla macchia.
Numerose furono le grassazioni, i furti, gli incendi operati dal ribaldo tra Genzano e Tricarico, Tolve e Grottole, Grassano e A vigliano.
Cento volte circondato dalle milizie, pur perdendo molti dei suoi, cento volte riuscì a sfuggire. Credendosi tradito da alcuni gregari, una notte attese che si addormentassero, e di sua mano ne scannò otto.
Adirato d'essere asserragliato con tanta insistenza mandò a dire al capo di un drappello di militi, che se li avesse presi, avrebbe mangiato il loro cuore.
Il delegato di A vigliano Costantino Polusclla e il capitano del XIII reggimento Luigi Capoduro di Nizza decisero di parlare con Ninco Nanco per indurlo ad arrendersi; egli volle promessa scritta d'aver salva la vita, ma nelle macchie di Lagopesole trucidò i due coraggiosi e i pochi che li avevano accompagnati.
Dopo aver commesso inaudite nefandezze, quella iena, sfuggendo abilmente agli accerchiamenti della milizia nazionale e di quella cittadina, uccidendo carabinieri e notabili, mise la millesima volta a soqquadro i