Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
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1961
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Saverio La Sorsa
tenitori del Potentino e del Melfese, gettando il terrore fra i coloni, che preferivano soffiare la fame piuttosto che avventurarsi nelle campagne.
Ma venne l'ora della sua rovina. Quando seppe vicino ad Avigliano che un fratello era stato ucciso, e che parecchi dei suoi erano stati presi dai carabinieri, ai rintanò in una pagliaia con due briganti rimastigli fedeli, e fu circondato da un drappello di milizie civiche.
All'intimazione d'arrendersi rispose con una sghignazzata, e invitò la forza pubblica ad entrare; nessuno si fidò della sua parola e fu appiccato il fuoco alla pagliaia. Uscirono i due compagni e dietro di essi lui con lo schioppo in resta, gli occhi stralunati, incerto su chi scagliarsi per rompere il cerchio e scomparire; in quell'attimo un milite, a cui egli aveva ucciso il fratello, gli appuntò lo schioppo al petto e lo freddò. Vedutola morta, la feroce iena faceva ribrezzo! .
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Donato Tortora era di Ripacandida, dove raccolse i primi complici delle sue infamie; dapprima con pochi ribaldi, dopo con una trentina fa uno dei più crudeli banditi della regione. Non si contentava di far ricatti e di scannare greggi, ma stuprava ragazze, uccideva notabili, recideva orecchie, cavava gli occhi alle vittime che avevano la sciagura di capitare nelle sue mani. Parecchi militi da lui presi furono barbaramente trucidati, e si vantava di aver ucciso di suo pugno ben dodici soldati in una imboscata. Uccideva i figli in presenza dei padri sorpresi nei boschi; bruciava i pagliai, dov'erano ricoverati dei lavoratori, sfracellava gli agonizzanti, calpestava sotto i piedi la massa cerebrale dei moribondi, spaccava il cranio agli assassinati, crivellava di palle i miseri legati ad alberi col capo in giù.
Quando perdette il sostegno di Crocco e si seppe braccato da Caruso, s'avvili e decise di arrenderai. Gettato in carcere, coperto di ferri ruggì di dispetto per essersi arreso; tradotto dinanzi al consiglio di guerra confessò in parte i suoi delitti, per cui gli fu garantito il capo, ma non ai penti mai delle sue efferatezze, sibbene di essersi dato prigione.
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H Merio era di Castelsaraceno; dapprima gregario di masnade, poi prigione e scappato di galera divenne capobanda di facinorosi*
Dopo aver fatto aspre vendette contro i proprietari del suo paese, si dette ad infestare i luoghi vicini, imponendo ricatti, saccheggiando masserie e uccidendo anche coloro, le cui famiglie avevano sborsato delle rilevanti somme per il riscatto. Numerosi furono gli stupri, le sevizie, gl'incendi