Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <444>
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Saverio La Sorsa
tenitori del Potentino e del Melfese, gettando il terrore fra i coloni, che preferivano soffiare la fame piuttosto che avventurarsi nelle campagne.
Ma venne l'ora della sua rovina. Quando seppe vicino ad Avigliano che un fratello era stato ucciso, e che parecchi dei suoi erano stati presi dai carabinieri, ai rintanò in una pagliaia con due briganti rimastigli fedeli, e fu circondato da un drappello di milizie civiche.
All'intimazione d'arrendersi rispose con una sghignazzata, e invitò la forza pubblica ad entrare; nessuno si fidò della sua parola e fu appiccato il fuoco alla pagliaia. Uscirono i due compagni e dietro di essi lui con lo schioppo in resta, gli occhi stralunati, incerto su chi scagliarsi per rompere il cerchio e scomparire; in quell'attimo un milite, a cui egli aveva ucciso il fratello, gli appuntò lo schioppo al petto e lo freddò. Vedutola morta, la feroce iena faceva ribrezzo! .
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Donato Tortora era di Ripacandida, dove raccolse i primi complici delle sue infamie; dapprima con pochi ribaldi, dopo con una trentina fa uno dei più crudeli banditi della regione. Non si contentava di far ricatti e di scannare greggi, ma stuprava ragazze, uccideva notabili, reci­deva orecchie, cavava gli occhi alle vittime che avevano la sciagura di capitare nelle sue mani. Parecchi militi da lui presi furono barbaramente trucidati, e si vantava di aver ucciso di suo pugno ben dodici soldati in una imboscata. Uccideva i figli in presenza dei padri sorpresi nei boschi; bruciava i pagliai, dov'erano ricoverati dei lavoratori, sfracellava gli agonizzanti, calpestava sotto i piedi la massa cerebrale dei moribondi, spaccava il cranio agli assassinati, crivellava di palle i miseri legati ad alberi col capo in giù.
Quando perdette il sostegno di Crocco e si seppe braccato da Caruso, s'avvili e decise di arrenderai. Gettato in carcere, coperto di ferri ruggì di dispetto per essersi arreso; tradotto dinanzi al consiglio di guerra con­fessò in parte i suoi delitti, per cui gli fu garantito il capo, ma non ai penti mai delle sue efferatezze, sibbene di essersi dato prigione.
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H Merio era di Castelsaraceno; dapprima gregario di masnade, poi prigione e scappato di galera divenne capobanda di facinorosi*
Dopo aver fatto aspre vendette contro i proprietari del suo paese, si dette ad infestare i luoghi vicini, imponendo ricatti, saccheggiando masse­rie e uccidendo anche coloro, le cui famiglie avevano sborsato delle rile­vanti somme per il riscatto. Numerosi furono gli stupri, le sevizie, gl'incendi