Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <446>
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Saverio La Sorsa
positi delittuosi. Dopo altri appuntamenti e titubanze, tra contrasti con i suoi, di cui parecchi furono uccisi, altri fuggirono, entrò in Venosa e gettate le armi, si prostrò dinanzi al generale, fu stretto in catene e portato in carcere. Imperterrito narrò le centinaia di misfatti, e tra le maledizioni delle vittime e dei loro congiunti fu condannato ai ferri per tutta la vita.
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Concittadino del Totaro era Giovanni Coppa, suo complice in cento misfatti, ma più barbaro e spietato anche contro i parenti; lo stesso Crocco lo temeva.
Tra le molte efferatezze si ricorda quella contro un ufficiale della milizia, che sorpreso con sei compagni, fu sfregiato nella faccia e scor­ticato sino all'osso, tra le grida strazianti dell'infelice; poi lo gettarono a terra, gli recisero i genitali e li cacciarono a forza in bocca; indi lo impalarono e gli mozzarono il capo a colpi di scure.
Altre torture furono commesse ad uno dei militi e ad altri sventurati che capitarono nelle sue mani insanguinate. Il 12 marzo 1863 un plotone di cavaUeggeri comandati dal tenente Giacomo Bianchi di Milano si scontrò con una masnada di criminali guidati dal Coppa, dal Crocco, dal Ninco Nanco, dal Malacarne e dal Teodoro; un centinaio era a cavallo, e due compagnie erano a piedi. Il combattimento fu accanitissimo, ma per la scarsezza delle forze i militi furono sopraffatti; quasi tutti i vinti furono seviziati, e al tenente fu staccata la testa dal busto; per dileggio gli fu messo in bocca un sasso conia scritta: Vendicati i morti di Rapolla in ricordo dei manigoldi che in uno scontro precedente erano stati catturati.
Un giorno la sua masnada s'imbattè in un battaglione di fanti; egli ordinò di assalirli, ma i suoi ribaldi si rifiutarono, e temendo di essere puniti, gli spararono addosso, ed egli spirò in una capanna dove s'era trascinato, senza emettere un gemito.
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Una delle peggiori canaglie che si distinse in quel fosco periodo fu Franco.
Disertore e gregario di altri scellerati, divenne capo di una banda di una trentina di ribaldi, quasi tutti del suo paese, Francavula, dove aveva odi e vendette da sfogare. Martirizzò per vari giorni il figlio di un nemico personale, che pur gli aveva mandato un cospicuo riscatto, e dopo averlo ucciso ne bruciò il cadavere. Assalito più volte da militi e da carabinieri parte ne feri e prese prigionieri, parte li scannò barbaramente. Cavò gli