Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; 1860-1864 ; LUCANIA
anno <1961>   pagina <447>
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Un quinquennio di brigantaggio in Basilicata (1860-1864) 447
occhi e uccise un colono sospetto di spionaggio, bruciò vivo un altro, tagliò le mani e il capo ad un pastore del suo paese, e obbligò un compagno a por­tare le membra recise e rotolarle innanzi agli occhi della sventurata madre.
Sono centinaia i ricatti, i sequestri di persone, le atroci vendette contro gli abitanti di Maratea, Castelluccio, Senise, Latronico, Tursi, Rosato, Terranova, Viggianello, Oriolo e specie di FrancaviUa, che più volte fu taglieggiata senza pietà.
Finalmente mentre era con la druda e alcuni masnadieri in una casa ospitale di Lagonegro, fa assalito da un forte drappello, e acciuffato venne tratto in prigione. Nel processo si mostrò impavido e confessò parte dei misfatti. Sfilarono dinanzi a lui creature senza orecchie o cieche, storpi o mutilati, genitori orbi di figli e figli senza genitori; donne oltraggiate e proprietari ricattati; quel criminale era impassibile e freddo; solo invocò misericordia per la sua druda, non sapendo che proprio essa lo aveva tra­dito. Condotto con i complici al supplizio non cessava di raccomandare al sacerdote, che lo invitava al cielo, la sua diletta, e pur crivellato di palle non morì; fu necessario dargli il colpo di grazia perchè finisse la sua vita malvagia!
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Fra i più famigerati capibanda lucani ricordiamo Teodoro e Volon-nino di Barile, che si macchiarono dei soliti delitti. Ricatti, incendi di edifìci, distruzioni di raccolti, devastazioni, uccisioni di armenti, vendette raccapriccevoli contro notabili, stupri di donne, torture di credute spie, mutilazioni bestiali furono le loro imprese più comuni.
Tra i vari episodi ricordiamo quello toccato al luogotenente dei cara­binieri Giuseppe Rossi, che un giorno ebbe l'audacia di presentarsi solo al Teodoro nel folto di una boscaglia, fregiato della sua divisa, per per­suaderlo a deporre le armi. Egli a capo di una ventina di briganti lo acco­glie con deferenza, ammirando il suo coraggio, e promette di riflettere sulla proposta.
Sei gregari fuggono e s'arrendono, ma la belva e il Volonnino con­tinuano i delitti e le infamie.
Il 26 luglio 1863 il tenente conte Enrico Borromeo con 34 cavalleg-geri di Salnzzo s'incontra con le bande del Tortora, del Crocco, del Campo, dello Schiavone e del Totaro nelle vicinanze della Rendina. Erano oltre 200 e attaccarono violentemente i coraggiosi militi; 21 di essi caddero col capitano, e sul terreno insanguinato i manigoldi consumarono un lauto banchetto, benedetto dall'infame brigante prete Ciriaco Laranoa.
Ma venne il giorno della vendetta. Ridotti di mimerò i gregari, spenti o fuggiaschi, scoraggiati dal sapere ucciso Ninco Nanco, disfatto e