Rassegna storica del Risorgimento

IRPINIA
anno <1961>   pagina <456>
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456 Ruggero Moscati
l'unitarismo appariva ed era una vera improvvisazione nell'immediata vigilia dell'arrivo di Garibaldi non preceduta o accompagnata dalla consa­pevolézza di uno sviluppo storico, dalla previsione di alcune determinate conseguenze dell'unità e quindi dal tentativo di adeguare ad esse il proprio atteggiamento pratico; ed anche per la minoranza, in cui questa consape­volezza era profonda, l'idea unitaria si palesava più. come motivo di lotta e di vibrante entusiasmo, ma non conduceva ancora, all'approfondimento ed allo studio dei problemi concreti che sarebbero sorti nel quadro del­l'Italia unita.
Come era arrivato il De Sanctis, ad esempio, a convincersi della indila-zionabilità dell'annessione ? Fu la dura realtà dell'Irpinia, il clima stesso della provincia a convincerlo della necessarietà della fine di tutto quel che appariva provvisorio
Avellino aveva, certo, benemerenze di non poco rilievo nei confronti degli ideali che trionfavano nel '60: e gli Irpini, stretti intorno al venerando eroe di quattro rivoluzioni, Lorenzo De Conciliis, potevano riandare con la vivida pienezza di immagini che è propria dei momenti storici, quando un taglio netto ricaccia indietro nel tempo una situazione che sembrava normale fino a ieri e diventa all'improvviso un remoto passato, potevano riandare, dico, alla lunga e durissima vigilia.
Come è risaputo, il 1820 aveva segnato la partecipazione piena del popolo irpino all'ansia di rinascita che percorse in quella occasione la provincia meridionale. La storiografia recente ha posto giustamente in rilievo come il fermento dissolutore del regno borbonico fu rappresentato non solo dal separatismo siciliano, ma dall'antagonismo che nella parte continentale del Mezzogiorno esisteva tra le provincic e la capitale, tra le città e la campagna; ed è un fatto che dal 1815 in poi le cospirazioni, le som­mosse, le insurrezioni dell'Italia meridionale furono in prevalenza feno­meno provinciale. Ridestata a nuova vita dopo la preziosa esperienza politica del '99 e del decennio, quando, coronando un'ascesa secolare, Avellino assunse giustamente veste e dignità di capoluogo, ricca di uomini desiderosi di farsi innanzi e di muoversi in un teatro più vasto, la borghesia provinciale, favorita in un primo tempo dalla stessa azione riformatrice della restaurazione, aveva acquistato sempre più chiara coscienza della sua forza e della necessità di garantire la propria accresciuta produttività con l'esercizio di una più. profonda influenza nella vita del paese. Essa aveva rivelato pienamente la sua capacità nel decennio francese quando nei consigli provinciali, nelle società economiche, nella burocrazia, nelle milizie civiche, aveva fatto sentire tutto il suo peso e, attiva, intelligente, operosa si pensi per tutti ad un solo nome, Serafino Pionati aveva stimolato in ogni campo le risorse e le energie locali.