Rassegna storica del Risorgimento

IRPINIA
anno <1961>   pagina <457>
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Risorgimento irpìno 457
La reazione dopo i moti del ?20 si abbatto con particolare accanimento suU'Irpinia e per oltre un decennio privò i singoli centri dei suoi uomini migliori, destinati, nelle prigioni e nell'esilio, a pagare duramente la loro aspirazione a forme di vita più moderna. Ciò diede senza dubbio un colpo grave agli spiriti e segnò una battuta d'arresto nello slancio rinnovatore del liberalesimo irpìno.
Nel decennio posteriore al '30 vi fu un nuovo esperimento di intesa fra la cultura meridionale e i Borboni e questo esperimento ebbe anche in Avellino una punta saliente nel fervore con cui, ad opera soprattutto di Federica Cassitto e della Società economica, si tentò di dare un incremento alla vita civile dell'Irpinia e all'ammodernamento e miglioramento dei suoi sistemi agricoli ed economici. Ma occorre ribadire che anche nei pe­riodi in cui sembrò regnare un accordo tra governo e paese, v'era in po­tenza in tutto il ceto medio che cercava di dare impulso al progredire eco­nomico e quindi sociale nel Mezzogiorno, un'opposizione tenace e siste­matica alla monarchia borbonica. La borghesia provinciale comincia a sentirsi soffocata entro le barriere che il gretto paternalismo governativo avverso ai contrasti e alle lotte della vita moderna, avrebbe voluto im­porle e guanto più si sviluppava in cultura e in coscienza più rivelava il contrasto e accentuava il dissidio.
L'esperimento d'intesa si spezza bruscamente alla prima occasione. Avellino partecipa anch'essa all'illusione quarantottesca: Paolo Anania De Luca, Paolo Emilio Imbriani, Pasquale Stanislao Mancini, Lorenzo De Conci]iis, Luigi Cianciulli, il canonico Raffaele Masi, che Manzoni onorò della propria amicizia, per ricordare solo alcuni nomi tennero alto nel parlamento napoletano le tradizioni del liberalesimo irpìno. Dopo la breve fiammata, tutto sembrò rientrare negli argini consueti; ma con la reazione, data l'involuzione del regime, la situazione divenne ogni giorno più inso­stenibile. Il governo centrale, rappresentato nei singoli centri provinciali dall'intendente nel caso specifico, per Avellino, il Mirabelli-Centurione adugiava con la sua ombra sospettosa ogni iniziativa e soffocava ogni slancio. Gli strascichi della reazione durarono un intero decennio, le liste M attendibili furon sempre aggiornate, ancora nel 1858 un processo per asseriti sospetti muranisti imprigionava in Calitri diecine di persone. Il grigiore della vita locale divenne opprimente: si può affermare senza tema di smentita, che chiunque tentava di dare un tono più moderno alla vita culturale, a quella economica, ai sistemi produttivi, all'agricoltura, ai rap­porti stessi tra le campagne era destinato a scontrarsi con le strettoie e i vincoli di un regime autoritario e centralista che, a detta di un contempo ranco, il Crispi, aveva tutti i vizi e nessuno dei vantaggi del socialismo.