Rassegna storica del Risorgimento

IRPINIA
anno <1961>   pagina <458>
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458 Ruggero Moscati
Diveniva perciò solo, anche inconsapevolmente, un potenziale nemico dei Borboni ed era trattato come tale.
Come si svolsero le vicende del '60 avellinese, è presto detto. Più che l'entusiasmo dell'intera popolazione anelante a vita nuova, è stato giustamente notato da un intelligente studioso locale, Nicola Valdimiro Testa, appare evidente nel momento cruciale la fede da cui fu animata un'esigua minoranza di liberali, fra cui qualche veterano degli animosi che nel '20 e nel '48 s'erano messi alla testa del movimento costituzionale, primo fra tutti il vecchio De Conciliis.
Due correnti ben distinte, com'è risaputo, nell'opposizione anti­borbonica, nell'intero Mezzogiorno, e per essa nella stessa provincia di Avellino: moderati e democratici. I primi, poco dottrinari e nemmeno sfiorati dalla predicazione mazziniana, più. in contatto col gruppo di Napoli e disposti a seguire le ispirazioni della Società Nazionale. In con­trapposizione ad essi, il gruppo democratico, maggiormente vivo nei pic­coli centri provinciali che non nel capoluogo ed in maggiore contatto coi rivoluzionari del Salernitano e della Lucania. I due gruppi facevano rispet­tivamente capo al comitato dell'Ordine di tendenza cavourriana e al co­mitato d'azione d'accentuazione garibaldina, d'accordo l'uno e l'altro del resto a promuovere l'insurrezione nella provincia al momento oppor­tuno. Nella vigilia, la rivalità si avvertiva più ai vertici che in periferia: e i moderati e i democratici erano disposti ad agire in perfetto sincronismo, mettendo da parte nel momento dell'azione le rivalità che scoppieranno acute dopo la completa liberazione. H prof. Cesare Oliva, reduce dall'esilio e di cui è nota ima lunga lettera al Cavour in cui a fine luglio '60 fa un intelligente quadro della situazione meridionale, venne inviato insieme con Francesco Pepere a rappresentare in Avellino il comitato dell'Ordine.
Non è esatto, come asseriscono il De Cesare e il Nisco, che il Principato ulteriore si movesse dietro ispirazione del comitato dell'Ordine, il solo ad esservi rappresentato, che anzi il rifiuto di riconoscere come capo militare dell'insurrezione il colonnello Ma tarazzo proposto dal comitato dell'Ordine, e Patteggiamento del prete potentino Rocco Brienza, inviato per coordinare l'insurrezione irpina con quella lucana, e la scelta di uno dei Malie, Vin­cenzo Carbonella per capitanare gli insorti, fa logicamente pensare che gli aderenti del comitato d'Azione dovessero, rispetto agli altri, rappresen­tare là maggioranza. Neppure è giusto, come ha tentato qualche autore recente, di far ricadere le difficoltà dell'insurrezione sul contegno dei mo­derati. Comunque, fu l'autorevolezza solamente formale che derivava dall'età e dal passato a Lorenzo De Conciliis, ad unificare gli intenti e a comporre alla superficie il dissenso di fondo. In casa del De Conciliis e poi in una sala del liceo, che era stato trasformato in un vivaio di spiriti