Rassegna storica del Risorgimento
IRPINIA
anno
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1961
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pagina
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460
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460 Ruggero Moscati
e la decisa volontà dei ducati di non accettare il dettato di Villafranca, l'untone toscana rispondeva al proposito di ben chiarire che l'ex Granducato entrava a far parte del nuovo Stato da pari a pari; ma le formule dei plebisciti di Napoli e Palermo erano univoche: il popolo vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele re costituzionale. IL popolo vuole Vittorio Emanuele cioè, solo a patto che l'unità si compia con Roma e Venezia. Gli avvenimenti del *60 e la parte di primo piano avuta dai democratici nella rivoluzione meridionale, rendevano possibile la solenne affermazione.
Ed ora qualche parola di conclusione. Comprensibile lo ha ben messo in rilievo il capo dello Stato nella parte pertinente della sua celebrazione del centenario che il Risorgimento, la nascita, cioè, dello Stato unitario con alcune speciali caratteristiche le sole storicamente possibili cento anni or sono costituisca materia ancora viva, incandescente, intorno alla quale si scontrano ancora, più vivacemente che nel momento stesso della lotta, i rappresentanti di punti di vista opposti, di concezioni agli antipodi non solo sulla storia d'Italia, ma quel che è più (o che è lo stesso) circa la scelta politica della nuova Italia. Per fortuna della patria, a ristabilire le proporzioni, a comporre i dissidi, a placare, almeno per un breve momento di raccoglimento intorno alle grandi date, tutte le contraddizioni della vita nazionale, giungono voci alte, serene e rasserena-tricL È di ieri l'ammaestramento di chi ci ammoniva che è vana faziosità contrapporre gli uni agli altri i grandi costruttori dell'opera risorgimentale, e anche soltanto pretendere di misurare (non si sa poi con quale bilancia) la parte spettante a ciascuno. E bene ha fatto il governo a sostare stamane in ideale raccoglimento, attraverso i suoi uomini maggiori, sulle tombe di Santcna, di Staglieno, di Caprera e del Pantheon. Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele le parole sono di Luigi Salvatorelli hanno compiuto ciascuno una parte dell'opera necessaria: e l'hanno compiuta tutti si prenda bene atto di questo con lo spirito di chi poneva l'Italia innanzi tutto e sovrattutto.
Contro le deviazioni polemiche cui accennavo dianzi, bisogna ribadire con estrema chiarezza che il Risorgimento non fu una rivoluzione mancata o una rivoluzione fallita, e rovesciare un'affermazione siffatta per sostituirla con quella contraria. Si usa dire che non venne affrontato allora e risolto adeguatamente un problema quale quello sociale, ma tenendo ben presente le dichiarazioni del Cavour raccolte il 20 settembre 1858 da Giuseppe Massari bisogna sottolineare che il Risorgimento ebbe dichiaratamente un compito nazionale, che il problema sociale non era avvertito cento anni fa con l'intensità di ora, e non è lecito trasferire i miti, le suggestioni, i problemi attuali alle vecchie generazioni per imputare poi ad esse