Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <497>
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Libri e periodici 497
turosi pescatori, fornendoli' con discrezione un modello di quell'analisi sociale intorno alla quale tanto spesso imperversa fragore di dogmi e di schemi. È un'analisi che nasce dalla vita quotidiana, dal racconto disteso, dai pittoreschi bozzetti: ed il dato economico non è fatto cadere brutalmente sul davanti, nella cifra, nell'estimo ma lasciato intra wc-dere nel suo farsi, nella sua incidenza familiare, noi suo significato sociale, insomma.
Gran salto cronologico, dal XIII al XVIII secolo, dagli impervi scogli liguri marinare­schi alla quiete luminosa dei gabinetti estensi del Muratori. E varrebbe la pena d'indagare, quando si discorresse più sistematicamente intorno al Falco, i remoti motivi culturali di questo gran vuoto, in cui s'inabissa un fenomeno se altro mai individualizzante come il Rinascimento. Andrà forse ricercata la chiave in quel delinearsi illuministico di un ideale di pubblica felicità che si collega, in un certo senso, alle esigenze mutualistiche della vita associata comunale, distaccandosi fortemente e consapevolmente dall'astratta, arcana ragion di Stato dei secoli precedenti? Giacché qui è la perenne freschezza e vitalità della storiografia del Falco: in questo calare i suoi personaggi ascetici o sanguigni hi mezzo alla folla variopinta dei loro contemporanei, rendendoti uomini soltanto di più vivo e scavato sentire rispetto agli altri uomini, mai intellettualistici dissertatori sull'ot­timo governo o solitari despoti astrati inseguenti sogni d'impossibili grandezze, fantasticate sui libri degli antichi, dei filosofi e dei moralisti.
Perciò l'interesse del Falco è prepotentemente condotto al Risorgimento, in tutto ciò che esso ha di più umanamente intenso e fecondo, dalle scaturigini culturali settecen­tesche fino alla tragica temperie di combattimento della resistenza e della repubblica. Ed in quelle scaturigini egli acutamente sottotinca la preponderanza di elementi utilita­ristici, economici, pratici* quelli che soli danno un senso, ad esempio, alla polemica mora­listica contro la nobiltà, sottraendola al tecnicismo dove la irrigidiva la tradizione giuridica ed avviandola ad una soluzione che trascenda il diritto nel pubblico bene, spogli i pochi per arricchire i più, e ciò faccia per impulso sistematico, per consapevolezza di missione riformatrice e politica. Ed ecco le pagine su Cavour accademista, apparentemente una selva inestricabile di spulciature d'archivio, ma in mezzo alle quali tralucono l'obiettività, l'equilibrio, la lucidità del giovanissimo discepolo, le qualità che si esplicheranno nel futuro statista. Dirò a questo punto che, al di là dei motivi personali e psicologici, non sarebbe stato male indagare (è un lavoro che va fatto con serietà d'intenti) i moventi più specificamente politici dell'opposizione di Cavour a Carlo Alberto, motivi tra i quali io metterei non all'ultimo posto quella contaminazione tra legittimismo e clericalismo che il sovrano perseguirà costantemente, a differenza dell'accurata distinzione del Ca­vour. La polemica che questi conduce contro la nobiltà, in quanto risorta con ruolo del tutto artificioso dopo la Restaurazione, il giudizio entusiastico che egli appunto per questo fornisce delle giornate di luglio, che segnano l'esaurimento anche formale di quel ruolo in Francia (ma non in Piemonte, dove la situazione si protrae innaturalmente fino al 1848), tutto ciò s'inquadra, mi sembra, in un'impostazione del genere. Cavour non pensa a sopprimere l'aristocrazia quanto ad adattarla e vitalizzarla in funzione antidemocratica, attraverso una sorta di paternalismo preventivo che spenga ed ottunda la spinta rivolu­zionaria non tanto dei giornalisti borghesi d'opposizione quanto soprattutto delle masse agricole. La superiorità morale che Cavour assegna a determinate classi è infatti un concetto concretamente elastico, ma la dipendenza e volontaria fissata per altre è qual­cosa di ben concreto, e di perpetuo. Questa scala di valori, questa gerarchia sodale, è elemento dominante e costante nel pensiero di Cavour, e le modificazioni che in esso apporta l'impostazione riformistica sono sempre di carattere strettamente economico, senza obiettivo sociale. In ciò l'atteggiamento di Cavour è estremamente spregiudicato: egli mostra di saper volgersi vblenterosamcnte anche alla Chiesa cattolica, non certo per calore di adesione religiosa, quanto perchè, nell'ambito di una generale concezione stru-mentalistica, la reputa mnggiormente idonea ed in ciò vi è molto acume ad un adattamento assimilatole che non l'aristocrazia piemontese. Giacché, se è vero, come opportunamente ricorda l'A., che sarebbe storicamente scorretto andare in cerca d'una distinta coscienza classica in mezza ai nobili od ai borghesi piemontesi del primo Ottocento