Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <498>
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Libri e periodici
(la mancanza di una adeguata struttura industriale basterebbe a spiegare l'assenza d'un conflitto che solo attraverso quella struttura si precisa e concretizza) è altrettanto vero che l'atmosfera politica non può dirsi esaurita nell'ambito effettivo e sentimentale d'un contrasto istintivo, e che la vitalità delle varie forze politiche è individuata criticamente e dialetticamente non solo da Cavour, ma anche dai suoi avversari clericali e democratici. Non per nulla lo documenta benissimo l'A. i dibattiti quarantotteschi più: animati presero vita appunto intorno a temi centrali della convivenza liberale, quali l'ingerenza governativa nei corpi locali, l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la base censi-tana del reclutamento della Guardia Civica. E non per nulla compattissima, di conservatori e democratici, espressione d'una intransigente coscienza egemonica oligarchica, fu l'oppo­sizione al suffragio universale.
Una larga parte del libro è dedicata alle figure di Pisacanc e Mazzini, a proposito delle quali, come si sa, l'A. è stato un pioniere delle più scrupolose ricerche d'archivio, volte a liberarle dalle incrostazioni leggendarie che l'agiografia vi aveva, più o meno consapevolmente, depositato intorno. L'individualismo scabro e roccioso di Pisacanc balza in pienissima luce da queste pagine, col suo disprezzo perii moralismo protestatario e politicamente inconcludente di tanti moderati meridionali, con la sua incomprensione per il popolo, che pure è protagonista apodittico della sua azione rivoluzionaria, con la sua critica acutissima e premonitrice sulla mancanza d'un concetto unificatore che risol­vesse positivamente la convulsione quarantottesca, con la sua intelaiatura mentale e filosofia tipicamente napoletana e settecentesca (è questo un elemento che non si sotto­lineerà mai abbastanza), con la sua aspirazione ad una libertà eversiva ed anarcoide (e qui forse l'A. forza leggermente in senso individualistico). Parallelamente, s'illumina e s'inquadra il concetto di Costituente, nel suo svolgersi storico dalla matrice settecentesca, nell'ambito del pensiero del Mazzini, in termini particolarmente drammatici e gravidi di conseguenze nel corso della primavera 1848 in Lombardia allorché, più e meglio che non in seguito, nella Roma repubblicana, il conflitto tra iniziativa popolare e soluzione regia parve esigere il termine medio dell'assemblea investita di compiti, istituzionali. Accanto agli uomini del pensiero, infine, Garibaldi, il demone dell'azione, ma non soltanto, am­monisce l'A., del sommovimento episodico e folgorante, bensì dell'azione operosa, perse­verante, pacifica, dell'agricoltore e del civilizzatore, inquadrata in tutta un'atmosfera culturale congeniale, volta concentricamente a scuotere dall'umanità il peso dell'oppres­sione politica ed ideologica. Giudizio acutissimo, questo, e tanto più degno d'ammira­zione e di lode in quanto pubblicamente pronunziato nell'imperversarc della retorica fascista più scorretta nei riguardi della genuina tradizione risorgimentale; giudizio che si accomuna a quello sull'indipendenza spesso mostrata dal clero nei confronti della guerra fascista o ad altri non meno spregiudicati ed incisivi, nel delineare un carattere di studioso intensamente e talora appassionatamente polemico, ma illuminato da quell'equilibrio superiore e cavalleresco che è conferito soltanto da una serena religiosità, da una volontà pacata ma ferma di vivere (se non sempre dalla possibil tà d'intendere) la vita nei suoi diversi aspetti multiformi: hi vita che parla delle solitudini silvestri dell'Appennino e dalle mura screpolate di monasteri e di castelli, nel tramonto rosseggiante della campagna romana, che l'A. si volge a contemplare, in una pagina mirabile, nel silenzio evocatore di millenni, e di grandi e magnanimi fantasmi. RAFFAELE COLAPIETRA
ANTONIO PACE, Benjamin Franklin and Ttaly, Fbiladelphia, American Philosophical Society, 1958, in 8, pp. XI-450. S. p.
in Italia manchiamo ancora di una vero indagine su cosa l'America ha significato concretamente per il nostro Settecento e per il periodo delle origini del Risorgimento in genere, sia come contatti e rapporti concreti sia, soprattutto, come influsso culturale, etico e politico della realtà e del mito dell'America sulle coscienze del tempo. L'importanza veramente eccezionale di questo influsso è stato magistralmente messo in rilievo dallo