Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno
<
1961
>
pagina
<
499
>
Libri e periodici 499
Chabod nel suo fondamentale aggio su Videa di Europa (in La Rassegna d'Italia, 1947, V, pp. 29 e ss.); sulla strada da luì indicata è proceduta recentenente A. Anuoni (L'Europa nel pensiero italiano del Settecento, Milano, 1959, pp. 95 e ss.); interessanti notazioni sono pure contenute negli studi del Visconti e del Gerbi. Nel complesso però come si è detto uno studio d'insieme su questo importante aspetto del pensiero politico italiano sette* centesco manca ancora.
D recente volume (47 dei Memoirs dell'American Pbilosophical Society) di A. Pace, professore di lingue romanze all'università di Syracuse (la formazione non propriamente storica dell'autore spiega alcune inesattezze e imprecisioni di linguaggio), acquista m questa carenza un duplice valore: da un lato ci offre infatti un'amplissima (a volte eccessiva e un po' pedante) silloge dei rapporti di Franklin con l'Italia, dell'influsso delle sue opere e della sua azione tra di noi e dei loro echi nel XVIII e XIX secolo; da un altro lato i attraverso la particolare specola dell'autore del Povero Riccardo permette già di farei una concreta idea del significato e del peso che per l'Italia sette-ottocentesca ebbero la realtà e il mito dell'America. Non a caso come ha notato lo Chabod nel Settecento l'entusiasmo popolare per l'Anneri'*- avvolge Beniamino Franklin, che appare come il prototipo dell'uomo futuro apostolo della filosofia e della tolleranza. Non a caso ancora Franklin fu, insieme a Jefferson, l'esponente americano che più di ogni altro ebbe relazioni con l'Italia e godè tra di noi di ammiratori e sostenitori. Come ha giustamente notato il Berti (Studi Storici, genn.marzo 1960, pp. 365 e ss.), un aspetto importante di una eventuale indagine sugli influssi americani sul nostro Settecento sarebbe anzi proprio il confronto delle loro rispettive influenze e lo studio del succedersi temporale di esse, prima quella del bostoniano, poi quella del virginiano, in corrispondenza col radicalizzarsi in Italia della lotta politica.
Fondato come si è detto su uno spoglio amplissimo e molto accurato della letteratura italiana riguardante, direttamente ed indirettamente, Franklin e ciò che per noi italiani è ancora più utile degli scritti e delle carte di Franklin e degli studi americani su di lui, il volume del Pace non trascura nessun aspetto dell'attività e dell'opera del bostoniano e nessuno degli echi da esse avuti, tra di noi. In qualche caso si può dire anzi che la ricerca del Pace da minuta finisca per divenire pedante e per sperdersi in una serie di particolari sostanzialmente privi di interesse e di proporzioni (che interesse ha, per esempio, sapere che nel 1860 Garibaldi traversò lo stretto di Messina su una nave che si chiamava Franklin?). E ciò mentre, invece, di grande interesse sarebbe potuto essere l'estendere almeno nella misura di un sondaggio > l'indagine sulla fortuna di Franklin in Italia alla pubblicistica democratica del triennio rivoluzionario e, in genere, del periodo napoleonico: si sarebbe potuto cosi misurare concretamente il seguito che la e filosofia e 1' economia del bostoniano avevano in Italia in quegli anni e, al tempo stesso, valutare quanto tale seguito fosse sostanziale o non piuttosto -come noi siamo portati a credere formale.
H criterio informatore del Pace di non trascurare alcun aspetto del rapporto FranklinItalia è rispecchiato dalla stessa struttura del volume: ad ogni aspetto, per minore che sia, corrisponde un capitolo o un gruppo di capitoli; a quello scientifico i capp. IITV, a quello ideologico-politico i capp. VVili, a quello tipograficoeditoriale (importanti i rapporti col Bodoni) il cap. IX, a quello filosofico-morale il cap. X, a quello letterario il cap. XI, a quello musicale il cap. XII e a quello artistico-figurativo il cap. XIII. Una struttura del genere rende ovviamente più facile la consultazione, non sempre però giova all'approfondimento di certi nessi (nel caso, per esempio, dei rapporti Frank!in-Ceracchi è chiaro che essi furono in buona parle artistici , ciò non significa però che non fossero anche e forse innanzitutto d'indole politico-massonica). In piò di un caso l'attribuzione di un fatto o di un rapporto ad un determinato aspetto risulta dettata da motivi cstrin-seci piuttosto che intrinseci.
Detto questo, va altresì detto che la parte più importante del volume è certo quella costituita dai capitoli V-VIII, quella riguardante cioè l'azione diplomatica e i rapporti (culturali, politici e massonici) di Franklin con gli italiani del suo tempo. A questa parte