Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
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1961
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pagina
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500
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500 LiBri e periodici
che per vari aspetti modifica notevolmente il quadro tracciato a suo tempo dal Bava -non vi è dubbio che gli specialisti del Settecento avranno d'ora in poi occasione d'attingere a piene mani. E ad esso ovviamente corrisponde il maggior numero dei documenti, in qualche caso inediti e nella maggioranza dei casi di difficilissimo reperimento per gli studiosi italiani, tanto da costituire in pratica dei veri inediti, che molto opportunamente il Pace ha pubblicato neff'Appendice che chiude il volume insieme ad una pressoché completa bibliografy of Italian Frankliniana .
Grandi e piccoli problemi della nostra storia settecentesca trovano infatti nella documentatone raccolta dal Pace tutta una serie di illuminazioni in qualche caso decisive e spesso ricche di spunti e di suggestioni per nuove indagini e interessanti ipotesi di ricerca che, molto spesso, vanno hen oltre la fortuna di Franklin in Italia.
Fondamentali sono ad esempio le lettere scritte da Gaetano Filangieri al Franklin tra il 1782 e il 1785: non solo esse dimostrano, contrariamente a quanto sino ora creduto, che il bostoniano conosceva abbastanza bene la cultura italiana del tempo, ma ci olirono un Filangieri ben diverso da quello sino ad ora conosciuto, su posizioni politiche che nulla hanno a che vedere con l'assolutismo illuminato e nelle quali non mancano intonazioni radicali. Le stesse lettere fanno ancora fondatamente supporre resistenza di concreti legami massonici degli ambienti parigini di cui il Franklin faceva parte non solo con i circoli lombardi, ma anche con quelli napoletani. H che potrebbe spiegare alcuni aspetti ancor oggi enigmatici e contraddittori della vita di alcuni novatori napoletani (per esempio di F. A. Astore, di cui il Pace pubblica una interessante lettera del 1779 al Franklin) e potrebbe offrire nuovi elementi per studiare con maggior attenzione alcune figure (per esempio quella di Luigi Pio) sin qui trascurate.
Concludendo, si può dire che, pur con alcuni grossi limiti e alcune inspiegabili lacune (proprio l'aspetto massonico dei rapporti Franklin-Italia è, per esempio, dal Pace scarsamente approfondito), questo volume costituisce uno dei più significativi contributi alla conoscenza del Settecento italiano venutici in questi ultimi anni dall'estero.
RENZO DE FELICE
ANDREA. CORSINI, I Bonaparte a Firenze (Biblioteca deH' Archivio storico italiano , XI); Firenze, Olschki, 1961, in 8, pp. 463. S. p.
H volume, dovuto a un noto studioso di storia della medicina, rievoca in forma di cronaca la dimora a Firenze e in Toscana-dei Napoleonidi che qui, come a Roma, trovarono asilo e una benevola ospitalità dopo la caduta dell'impero. L'opera accurata e diligente del Corsini illustra le figure di questa famiglia di origine italiana, che nelle .estese sue propaggini conservò un'impronta di genialità ed ebbe influenze indirette, e talvolta dirette, sul nostro Risorgimento e sulla formazione della nostra unità nazionale.
In un primo capitolo l'A. tratta la questione della discendenza dei Bonaparte da Firenze. Il titolo di antica nobiltà italiana ebbe un'importanza decisiva per l'ammissione di Napoleone fanciullo nella scuola militare di Brienne dove erano accolti soltanto giovani di provata nobiltà. Il padre Carlo Bonaparte, laureato in leggo all'Università di Pisa, foce insistenti richieste di questo attestato nobiliare a Pietro Leopoldo, granduca di Toscana. Si firmava allora De Buonaparte e la ricerca di questa discendenza da una nobiltà di origine italiana fu seguita attivamente anche dal suo primogenito Giuseppe.
Sull'origine dei Bonaparte da San Miniato al Tedesco e sulla discussa questione dei rami di Ajaccio e di Sarzana il Corsini dà un'attendibile giudizio, e riproduce alcuni stemmi dei Bonaparte, uno già in Santa Croce e uno esistente nel chiostro di Santo Spirito dove temporaneamente furono riposte le salme di Napoleone Luigi, morto a Forlì nel 1831, e quella della moglie Carlotta, attualmente in Santa Croce. L'A. ritiene con De Colle che Bonaparte fosse il primitivo cognome e che il ramo di Ajaccio cominciasse a scrivere Buonaparte allo scopo di differenziarsi da quello di Sarzana. Napoleone durante la campagna d'Italia del 1796 decretò ohe il nominativo fosse Bonaparte per conformarlo all'orto-