Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
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1961
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501
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Libri e periodici 501
grafia francese e, forse inconsapevolmente, tornava cosi alla forma primitiva. Però Letizia, la còrsa madre, continuò imperturbabile a firmare Buonaparte.
L'elenco dei Napoleonidi che soggiornarono a Firenze o in Toscana inizia nel volume del Corsini con Madame Mère Non è, però, accertato che Letizia abbia ostato a Firenze nel suo primo viaggio da Parigi a Roma quando, nel 1804* raggiunse il figlio Luciano caduto in disgrazia del fratello, né quando, nel 1814, andò presso il figlio all'isola d'Elba, né dopo l'abdicazione, quando le fu vietata hi residenza a Siena. Con la figlia Paolina e il genero Camillo Borghese fu, però, nel 1804 in cura ai Bagni di Lucca e a quelli di San Giuliano.
A Firenze Napoleone non si fermò che 24 ore, tra il 30 giugno e il 1 luglio 1796, ospite del ministro di Francia nel palazzo Ximenes d'Aragona in Borgo Pinti. Sono curiosi alcuni particolari di questa breve permanenza del generalissimo: il pranzo dal Granduca, la visita al Museo di fisica e di storia naturale e alla Galleria degli Uffizi, dove ammirò cosi vivamente la Venere dei Medici da far nascere il sospetto che volesse portarsela via. Per prudenza, infatti, il sopraintendente impacchettò allora la statua e la spedì a Palermo da dove, però, inoltra circostanza prese la via di Parigi, per essere restituita a Firenze dopo la caduta dell'impero. Anche alcune meravigliose preparazioni anatomiche in cera piacquero' al generalissimo nel Museo di fisica, ma in Francia furono inviate delle esatte riproduzioni. Nel suo viaggio da Livorno a Firenze, Napoleone salì a San Miniato al Tedesco per abbracciare un vecchio zio, il canonico don Filippo, ultimo rampollo del ramo Bonaparte di San Miniato. Dalle memorie del dottor Antonmarchi risulterebbe che Napoleone, fanciullo decenne, accompagnò il padre Carlo a Firenze per richiedere al Granduca gli accennati titoli nobiliari per la sua entrata a Brienne, ma il racconto di Antonmarchi, in questa come in altre occasioni, che il Corsini analizza minutamente, appare poco attendibile.
Per un brevissimo soggiorno fu a Firenze anche Giuseppina, che, insistentemente
chiamata dal marito, arrivava sempre in ritardo di qualche giorno agli appuntamenti.
Le famiglie di Giuseppe, di Luigi, di Luciano e di Girolamo ebbero, invece, a Firenze
lunga dimora, abitarono in sontuosi palazzi divenuti di loro proprietà e alcuni di essi
finirono a Firenze i loro giorni, e hanno qui la loro tomba.
Giuseppe, il maggiore dei fratelli, che a Pisa, nel 1788, si era laureato in utroque jure, riparò in America dopo il crollo dell'impero, mentre la moglie Giulia Clary e le due figlie Zenaide e Carlotta presero dimora stabile a Firenze.
In un Palazzo sui Lungarni stabilì poi la sua dimora Luigi, l'ex re d'Olanda, diviso dalla moglie Ortensia, e qui i due giovani suoi figli aderirono ai moti insurrezionali del 1831, prendendo accordi con Ciro Menotti, col Guerrazzi e con altri patrioti e parteciparono ai combattimenti degli insorti emiliano-romagnoli. Durante questa sfortunata impresa il maggiore, Napoleone Luigi, che aveva sposato la cugina Carlotta, si ammalò a Forlì e morì per le complicanze di un morbillo. La salma da Forlì fu portata a Firenze e inumata in una tomba dei Buonaparte di Toscana e vi rimase fino a quando il fratello, divenuto, imperatore dei Francesi, la trasferì a Saint Leu. Nella stessa tomba a Santo Spirito fu posta accanto al marito la salma di Carlotta, morta dopo alcuni anni a Sarzana in tragiche circostanze. Il suo monumento sepolcrale, opera del Bartolini, è ora in Santa Croce.
Questa figlia di Giuseppe, sposa al cugino secondo i desideri espressi dall'imperatore, fu esimia pittrice e donna colta e geniale. Ammiratrice di Giacomo Leopardi lo ebbe ospite nel suo salotto durante i suoi soggiorni fiorentini. E riportata una lettera di Carlotta dalla quale traspare l'ammirazione per il Leopardi e un'intonazione della giovane vedova alla sconsolata sua filosofia. In questa lettera la principessa smentisce con grazia un pò* civettuola la giustificazione contenuta in una missiva di Leopardi, di aver dovuto lasciar Firenze senza poter salutare alcuno dei conoscenti, perchè un'eccezione aveva fatto per la marchesa Sacrati. Da ciò si potrebbe'indurre che la Sacrati fosso l'Aspasia della celebre ode. Ma le precise ricerche del Corsini obbicttano Che la marchesa Sacrati aveva allora hi rispettabile età di 69 anni.