Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
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1961
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502
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502 Libri periodici
Un altro capitolo del volume è dedicato a Paolina Bonaparte e al marito Camillo Borghese. L'A. ci descrive i particolari per cui la giovane1 vedova del geo. Ledere andò sposa al principe romano* la sna vita brillante e irrequieta a Firenze e nelle diverse località dove prendeva dimora, i capricci, gli amori, i malanni veri o immaginari per cui ricorreva a medici e a medicine, a core climatiche e termali. Sono elencate le località termali di San Giuliano, di Bagni di Lucca, di Livorno, di Montecatini a cui si recava in cura Paolina, mentre lo zio Luigi, ex re d'Olanda, preferiva le terme di Porretta. Dei complessi morbosi accusati da Paolina ha scritto Corvisart: Disgraziata la principessa che li prova, ma disgraziati i medici che sono chiamati a curarla . A Firenze dopo la riconciliazione col marito Paolina finì i suoi giorni nella villa, ora Fabbricotti, e la sua salma fu trasportata a Roma nella cappella gentilizia della famiglia Borghese in Santa Moria Maggiore.
Di Camillo Borghese è tracciata la figura bonaria, passata alla storia non solo come marito sfortunato e signorilmente dignitoso della bellissima sorella di Napoleone, ma come l'appassionato collezionista e protettore delle arti, che aveva portato alla corte imperiale di Francia uno spirito di signorilità italiana.
Anche Carolina ex regina di Napoli, dopo la tragica fine del marito Gioacchino Murat e dopo le vicende in cui furono coinvolti i Napoleonidi, si stabilì a Firenze dove acquistò un palazzo' sui Lungarni, Fattuale Hotel Excelsior. Ben pochi sanno, scrive Corsini, che Carolina BonaparteMarat ha la sua tomba a Firenze in quella chiesa d'Ognissanti che accoglie le ceneri del Botticelli e di Amerigo "Vespucci.
Girolamo, ex re di Westfalia, il più giovane dei fratelli di Napoleone, che aveva vissuto le vicende gloriose e i successivi disastri dell'impero, ottenne dopo qualche tempo di poter risiedere in Italia con la moglie Caterina del Wurtemberg, i due figli e la figlia Matilde, sotto il nome di principi di Montfort. Dopo una dimora di otto anni a Roma si stabilì nel 1831 a Firenze dove restò fino al suo ritorno in Francia nel 1847 quando, unico superstite dei fratelli e delle sorelle, potè assistere alla restaurazione dell'impero da parte di Napoleone in suo nipote. Nei sedici anni della sua dimora a Firenze, mentre in Italia sorgevano e maturavano i moti patriottici che dovevano portare all'unità nazionale, questo Napoleonide, aitante nella persona, intraprendente e avventuroso in campo femminile, spendereccio e splendido anche tra le difficoltà economiche, causeur simpaticissimo, come lo descrive Ferdinando Martini, favorì sempre col suo nome, con lo parentele e con le amicizie di uomini politici la causa italiana. Sua figlia, la principessa Matilde, che a Firenze ebbe la sua educazione e qui aveva sposato il principe russo Anatolio De-inidoff; il figlio maggiore, affidato per una lunga infermità alle cure di Luigi Carlo Farmi, il medico romagnolo che attraverso questa conoscenza doveva aprirsi la via ad alti gradi nella politica italiana; il figlio minore, il soprannominato Plonplon che ebbe educatori fiorentini tra i quali Enrico Mayer e doveva poi sposare Clotilde di Savoia, rappresentarono un complesso di elementi che indubbiamente furono incentivi più o meno diretti in favore della causa italiana. Brevi, perchè ampiamente noti, Bono gli accenni a Elisa Baciocchi che, già principessa di Locca, tenne per cinque anni il granducato di Toscana.
In uno degli ultimi capitoli Corsini ci dà una lunga e particolareggiata descrizione delle ripetute visite che la moglie di Napoleone, l'ex imperatrice Maria Luisa d'Austria, duchessa di Panna e Piacenza, fece a Firenze al granduca Ferdinando III suo zio paterno e successivamente in altre occasioni al cugino, successore nel Granducato di Toscana. Sono minutamente descritti i cerimoniali delle benevoli e festose accoglienze anche da parte del pubblico, la vita gaudente e spensierata dell'ex imperatrice; ben presto dimentica dell'esule di Sant'Elena.
È ricordato infine il soggiorno a Firenze nel 1876 dell'ex imperatrice Eugenia de Montijo, vedova di Napoleone III, unitamente al figlio Eugenio, ed è descrittala benevola simpatia destata a Firenze dal giovane Napoleonide che tre anni dopo doveva cadere vittima della inconscia zagaglia barbara nello Zululand.
Ho appena accennato, o riassunto brevemente qualcuno dei capitoli che rendono interessantissima la lettura di questa pubblicazione di Andrea Corsini, da lui modestamente chiamata oronaca , mentre è una dettagliata, armonica e viva rievocazione