Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <506>
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506 Libri e periodici.
inevitabili lo ripetizioni e tinche le di vergente di vedute, che tuttavia hanno il vantaggio di farci sentire opinioni diverse. Quello che importa notare sono i risaltati che emergono da questi saggi, in primo luogo se è lecito parlare o no di Europa, ossia cercare e definire i tratti comuni in modo da uon rimanere in quel vago che già il Chabod aveva avvertito ripetendo il noto verso
che ci sia ognun lo dica, dove sia nessun lo sa.
Si nota infatti che quando si esaminano i tratti comuni e ai cerca di definirli spesso si arriva alla constatazione che l'approfondimento annulla le somiglianze salvo quelle gencralissime, e che da paese a paese, anche se vi è un fondo comune, questo viene pro­fondamente ridotto a tratti troppo generici. E tuttavia qualche cosa di comune rimane.
Il sec. XIX è certamente uno dei secoli più ricchi di eventi e interessante di tutta la storia dell'umanità, e il più prospero per l'Europa. Le sue caratteristiche sono i grandi progressi scientifici e tecnici, e la conseguente profonda trasformazione di tutta la vita economica, lo sviluppo dell'industria, del commercio e dei mezzi di trasporto, degli scambi, dei sistemi creditizi. Questi progressi, radicali e grandiosi, hanno avuto inevitabili riper­cussioni anche nella vita sociale, nell'elevazione del tenore di vita, nell'incremento demo­grafico, nell'origine e nello sviluppo della complessa questione sociale. Tutti questi pro­gressi non hanno conosciuto frontiere e si sono verificati, in grado più o meno grande, in tutti i paesi dell'Europa, e quindi le danno una fisionomia unitaria. Ma, non ostante i molti elementi comuni, specialmente dal punto di vista della vita intellettuale, cul­turale e scientifica, il nostro continente non ha mai raggiunto una unione politica. È il rimprovero che gli fanno specialmente gli Americani, i quali dimenticano che questa divisione in nazioni, più o meno impermeabili fra loro, è il frutto di una evoluzione storica plurisecolare, i cui fattori sono i popoli, gli stati, le nazioni che si sono costituiti lentamente con le loro lingue, le loro civiltà, le loro tradizioni} e quindi l'idea di Europa come entità sopranazionale non ha mai potuto imporsi.
Dal punto di vista politico il secolo XIX è caratterizzato dal moto delle nazionalità, e cioè degli sforzi che ogni gruppo nazionale ha fatto per renderai indipendente, cosicché, invece di mettere in evidenza i tratti affini con gli altri gruppi nazionali, ne accentuava le differenze e approfondiva le proprie caratteristiche con lo studio della lingua, delle proprie tradizioni, delle proprie vicende storiche, magari della razza, e talvolta anche coll'assegnarsi una propria missione da compiere. Cosicché la storia del secolo XIX fino all'unificazione italiana e tedesca si può considerare come la storia della disintegrazione dei sistemi del 1815, ossia la storia della marcia vittoriosa dell'idea nazionale. Ma cosi venivano approfondite le divergenze, anziché andare verso una unione. Per farcene tuia idea più precisa pensiamo alla monarchia absburgica, mosaico di nazionalità, e immagine in piccolo di tutta l'Europa. Infatti intorno ad essa finì col cristallizzarsi nel secolo XIX il problema politico europeo. Il carattere internazionale della maggior parte delle sue difficoltà, l'estremo spezzettamento etnico potevano anche farne il modello di una futura Europa federale. Avvenne il contrario perché qui come nel resto del continente i vari gruppi nazionali erano ostili l'uno all'altro, non si comprendevano, ma come osservò Francesco I si detestavano. E il contrasto assunse l'aspetto di un vero parossismo, che ebbe la sua conclusione nei trattati del 1919-20, i quali segnarono la fine dell'Impero absburgico, ma nello stesso tempo anche l'inizio della tragedia dell'Europa, come ha affermato lo storico austriaco Hugo Hantsch. E tuttavia anche nella evoluzione politica una certa unità la possiamo ritrovare. La politica di ogni stato dal punto di vista delle relazioni internazionali si ispira in primo luogo al principio di equilibrio. Principio vecchio ma che ora viene praticato non per costituire alleanze in vista di guerre, ma per mantenere la pace. E quel principio fa sì che ognuna delle maggiori potenze sia interessata a que­stioni e a settori europei che direttamente non la riguardano. Così al Congresso di Vienna che sopra tutto doveva ricercare una garanzia contro la Francia, venne invitata ed ebbe parte non piccola la Francia stessa, perché era un elemento indispensabile por un'altra