Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <508>
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Libri e periodici
d animo, che certo non si limitò ai due fatti segnalati dall'A., ma potrebbe esacre docu­mentato per altri comuni, e costituisce il motivo di fondo di tutto un fermento ohe nel giugno 1820 portò al convegno di Lesina e successivo progetto di sommossa, imperniata sul popoloso centro agricolo di San Severo. È intimamente collegata a questi avveni­menti la questione del Tavoliere, grossa piaga che incancreniva i rapporti sociali della provincia e ne appesantiva notevolmente i problemi economici. Il S., pur avendo ben presente il problema, cui dedica acute e nutrite pagine, opportunamente non si dilunga su argomenti non del tutto pertinenti alla trattazione. Sarebbe però auspicabile che in altra occasione fossero valorizzate le serie documentarie del Tavoliere, che giacciono quasi inesplorate nell'Archivio di Stato di Foggia e, affiancate da ricerche nei rogiti degli antichi notai e negli archivi comunali della zona, potrebbero dar luogo a Livori del più grande interesse.
Il volume del S., pertanto, è agile, scritto bene, di grande interesse non solo per la storiografia pugliese, ma anche per la comprensione di importanti avvenimenti del regno dei Borboni. Pone inoltre alcuni problemi, per cui è sperabile che lo stesso S. voglia ripren­dere il lavoro e continuare lo studio che ha cosi bene iniziate. GIUSEPPE CONIGLIO
SALVO MASTELLONE, Mazzini e la Giovine Italia 1831-1834 (Collana Scientifica, 6, 7); 2 voli.; Pisa, Domus mazziniana, 1960, in-8, pp. 338, 313. L. 2000, 2000.
E uno studio di largo respiro sul Mazzini durante il periodo francese dal suo arrivo a Lione alla spedizione della Savoia: qua e là invero un po' discontinuo, forse per il vasto e complesso tema trattato; ma informatissimo, ricco di nuovi suggestivi punti di veduta e criticamente condotto su fonti molteplici per lo più inesplorate. Di maggior interesse son le dense pagine dedicate particolarmente allo spirito dell'opinione pubblica in Francia sin dai primi anni del regno di Luigi Filippo, ai legami che il Mazzini vi ebbe con gii esuli nostri e con i repubblicani francesi e con tutta la cultura politica francese del tempo e alla notevole influenza che codesta esercitò sul suo pensiero. Indubbiamente esse merite­rebbero un'analisi minuziosa e approfondita se consentisse lo spazio. Ne metteremo, co­munque, in rilievo per lo meno le linee dominanti.
Alla fine del gennaio del 1831 il Mazzini veniva liberato dal carcere di Savona; ma piuttosto di risiedere, come gli era stato consentito dal governo sardo, in qualche citta-duzza di frontiera, sorvegliato dalla polizia, preferì l'esilio, fidando in un non lontano ritorno. La sua prima tappa fu Ginevra, ove, tra gli altri, conobbe Pellegrino Rossi, il Sismondi e parecchi intellettuali europei: ma poiché l'ambiente era piuttosto tiepido (non vi era, a suo avviso, chi sospettasse possibile e.desiderasse Punita ), decise di recarsi a Parigi, ove era raccolto un folto gruppo di emigrati italiani; ma all'ultimo momento deviò per Lione, avendo saputo cheli vi era odor di polvere. E in verità vi si stava orga­nizzando un'invasione della Savoia: i congiurati avevan fondi e depositi e armi e pareva che lo stesso prefetto fosse consenziente all'impresa; ma essa ben presto falli e il Nostro dovette fuggire e con altri esuli, tra cui Carlo Bianco, con il quale strinse sin d'allora una fervida amicizia, ai rifugiò a Bastia, sulla costa corsa, per raggiungere l'insurre­zione che ancora durava nel eentro dell'Itami; ma fallita anche quella, si portò a Marsiglia, ove, per intercessione della famiglia, lo aveva chiamato lo zio materno De Alberti. La città era in quegli anni in vivo fermento. Anche 11 aveva preso vigore la lotta che si stava combattendo in Francia tra due tendenze politiche; la tendenza moderata, la quale riteneva che con il giuramento prestato da Luigi Filippo alla costituzione gli obiettivi delle giornate di Luglio fossero stati raggiunti e la tendenza progressista, che reclamava una trasformazione dello Stato in senso democratico e una politica di movimento e persino un mutamento profondo della società e della religione. Vi aderivano le fòrze migliori della coltura, i cui intendimenti per altro non erano molto precisi, e i bonapartisti, che speravano in un cambiamento di regime por veder trionfare le proprie idee e un gruppo di giovani che si proclamavano continuatori spiri*