Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <509>
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Libri e periodici
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tuali dei giacobini, pieni sì d'iniziativa e di coraggio, ma disorganizzati e senza capi. Nel pensiero dell'opposizione, che aveva costituito numerose associazioni nazionali, aventi, tra l'altro, di mira l'espulsione dei Borboni, l'Italia occupava un posto notevole tra l'Europa e i frequenti tentativi insurrezionali venivan seguiti assiduamente con inte­ressamento, soprattutto per l'esaltazione che ne faceva la stampa parigina, legata per la maggior parte al partito avanzato; il che giovò a scuotere i nostri emigrati, i quali però (sia ben inteso) erano poco attivi e tntt'altro che concordi. Ai liberali si contrapponevano i democratici, ai moderati i repubblicani, ai federalisti gli unitari. Alle divisioni politiche} alle divergenze personali, ai particolarismi regionali, più tenaci che non si creda, alle tristi condizioni economiche si ha da aggiungere la diffusa reciproca diffidenza, causata dal sapersi di continuo sorvegliati dalla polizia francese e dalle spie assoldate dai governi del Piemonte e dell'Austria; diffidenza che dava credito spesso alle accuse più gravi. Sicché difficile è precisare qua! fosse il loro orientamento politico, sia di quelli che di­moravano a Parigi e che si riunivano di solito nella Società patriottica italiana o nel Gabi­netto italiano o nell'albergo Choiseul sia di quelli che stavano a Marsiglia (eran quasi duecento) e che solevano incontrarsi al Caffè degli Americani o frequentavano il Comi­tato marsigliese, chiamato Club italiano. A Marsiglia all'attenzione dei compagni s'im­pose ben presto il giovane avvocato Masini, il quale manifestava, secondo la nota indole sua, una smania singolarissima d'azione ed esprimeva nei suoi discorsi infocati una fede profonda nella rigenerazione della patria lontana. Ma segnatamente egli ebbe grande presa sui giovani repubblicani, aperti in Francia al soffio della libertà e della giustizia e disgustati dalle discrepanze insanabili della vecchia generazione che non sapeva svinco­larsi dalle esperienze del passato. Su questi, che avevano ammirato senza riserve i primi scritti del Maestro in Francia {Une nuit de Rimini e la famosa lettera a Carlo Alberto) con felice intuizione puntò il Mazzini per costituire un'associazione giovanile che lavorasse, senza misteri o gradi o simboli, in piena unità d'intenti a difesa di popoli insorti. Nacque così la Giovine Italia, cui si inscrissero tosto non solo i giovani residenti a Marsiglia, ma anche quelli sparsi nei diversi depositi. E poiché sperava il Mazzini di destare un vivo fermento spirituale anche nella penisola, a supplemento e complemento della prima fondò la Società di propagazione dei lumi in Italia, cui aderirono elementi abbastanza numerosi della vecchia generazione; Come si è detto, da principio il Mazzini aveva pensato soltanto ad una fratellanza giovanile, ma poco dopo la trasformò in una grande associa­zione nazionale unitaria e repubblicana, la quale doveva avere perfine principale la resti­tuzione della patria in Nazione di liberi ed eguali, ma che avrebbe pur dovuto agire in nome del popolo e appoggiarsi al popolo, sin allora negletto. E poiché era necessario alzare una voce franca e severa che parlasse liberamente la voce della verità non solo agli italiani, ma a tutti i popoli consci della nostra sventura , ideò la pubblicazione di un periodico che uscisse ogni mese in due fascicoli di cento pagine almeno per ognuno. Non poche, però, furono le difficoltà ministeriali mosse intorno alla legalità del Giornale , sicché solo ai primi di aprile del 1832 potò circolare il primo fascicolo. Ma qui sorge spon­tanea una domanda: fu propriamente originale il contenuto ideologico della Giovine Italia o non fu piuttosto essa la continuazione delle vecchie società segrete? E invero un quesito che diede di già occasione a vive discussioni, ma che il Mastollone, movendo dagli studi precedenti, imposta e risolve con una comprensione felicemente chiara, suf­fragata da una vasta messe di nuove valide testimonianze. Delle sue dotte argo­mentazioni riassumeremo alla lesta le più concrete e significative. E anzitutto certo che a Marsiglia il Mazzini continuò a frequentare i carbonari e che il 20 aprile del '31 (da poco vi era giunto) entrò a far parte dell'associazione dei MUiti apofasimeni (e cioè, pronti allo sbaraglio , secondo l'interpretazione data dal Parmentola all'ambiguo termine), capeggiati da Carlo Bianco. Lo scopo della società, che funzionava sotto l'alta direzione del Buonarroti (era stata fondata nel 1821) e che aveva carattere del tutto militare, con­sisteva nel cercar di favorire con ogni mezzo, al di sopra di ogni interesse personale, L'indipendenza, l'unione e la libertà dell'Italia. Il Mazzini vi continuò ad appartenere anche quando già aveva costituita la sua, perchè erano animate, secondo lui, dagli stessi