Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <510>
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Libri periodici
principi e camminavano d'accordo, come due ruote dello stesso carro ; e d'allora il succo del trattato del Bianco Della guerra nazionale d'insurrezione per bande divenne il program­ma della Giovine Italia; mentre è cosa assai incerta se il Mazzini attraverso il Bianco abbia avuto qualche rapporto con il Buonarroti. Nell'ottobre del 'SI il Mazzini cominciò a cri­ticare, specialmente dopo il fallimento dei moti dell'Italia centrale, Massoneria e Carbo­neria pur non allontanandosi dal Bianco; però nella sua polemica con il vecchio mondo settario delle gerarchie e del simbolismo si avverte anche il riflesso di modelli esistenti nell'ambito della vita politica francese, modelli che non soltanto erano fiorenti* ma che presentavano qualcosa di nuovo rispetto alle vecchie congreghe latomiche. La Giovine Italia in effetti (e ne dà prove copiose il Ma atei Ione) in quanto volle differenziarsi dalle società carbonaresche risentì dello spirito e delle forme delle società patriottiche francesi. Di esse indubbiamente il Mazzini, in particolare, ebbe presente, per imprimere alla sua una struttura più agile e moderna, la Société des Amis du Peuple, formata di uomini giovani che si erano da tempo affratellati nella comunione degli studi, dell'amicizia e delle ope­razioni rivoluzionarie: amica ed educatrice del popolo, pubblicava brochures con diversi capitoli destinati all'esposizione e allo sviluppo delle proprie dottrine, agli insegnamenti storici e alle considerazioni sugli avvenimenti politici del giorno, e cosi via. Ma sui nuovi orientamenti spirituali del Nostro ebbe precipuo potere il sansimonismo, non tanto perchè esso rivestisse, come afferma il Mastellone, un carattere composito ed eclettico (secondo un grosso saggio recentissimo, ma luminoso, di Francesco Gentile, il SaintSimon ebbe una visione della realtà come un continuo , dove le singole fasi portano in sé i germi della propria distruzione e quelli vitali delle fasi successive) quanto, e soprattutto, (e qui son perfettamente d'accordo con lui) perchè la generazione politica italiana diveniva, alla luce di questa dottrina, rigenerazione complessiva della società e l'indipendenza dell'Italia non restava un fatto nazionale, ma era voluta dal progresso dell'emancipazione generale dell'umanità.
Però il Mazzini (annota giustamente l'A.) accettò il sansimonismo non direttamente dal Saint-Simon, ma- dai collaboratori della Revue encyclopédique e in ispecial modo dal Reynaurd e dal Laroux, i quali vi proclamavano che il popolo era l'elemento fondamen­tale della vita politica. Qualche contributo portarono altresì alle sue idee la rivista cat­tolica progressista, ma d'intonazione per lo più apocalittica, VEuropéen e il Precurseur, di tendenza liberale, che osteggiava la politica del juste mileu perchè non teneva conto dei progressi sociali Comunque (è la persuasiva conclusione cui giunge l'A.) se dai sansimo-nisti l'Esule genovese apprese motivi spesso ripetuti nei snoi scritti, (ad esempio, il pro­gresso inteso come fede religiosa di tutte le anime elevate; il movente politico inteso come movente educativo; il principio dell'associazione inteso come mezzo sovrano di vita auto­noma e distinta), per altro (ciò che sommamente conta) tutti gli spunti tratti da questa e da altre fonti cennate egli seppe disciplinare, unificare, tramutare in forze operose sì da infondere, con il suo linguaggio appassionato, nei giovani il sentimento di una patria comune.
L' affratellamento da lui tanto auspicato si dilatò invero più. che non sperasse. Ma la formazione di comitati in varie città del Piemonte, della Liguria e dell'Italia cen­trale destò il sospetto del governo Bardo che die ordine alla polizia d'intensificare la sor­veglianza. Il 4 luglio del '32 In dogana del porto a Genova scoperse un baule nel cui fondo furon aovate, oltre copie del giornale mazziniano, numerose lettere dirette agli amici rivoluzionari. Informato della cosa il ministro degli esteri di Francia, questi senz'altro fece sapere al prefetto di Marsiglia che era necessario far sloggiare e anche, se del caso, arrestare il rifugiato genovese. Ma il Mazzini non si mosse. Trovato nascostamente asilo prima in casa dell'amico Demostene Ollivier, repubblicano ardente, e poi presso l'adorata Sidoli, continuò imperterrito nel suo lavoro di propaganda, invano braccato dalle spie e dai poliziotti come una fiera in fuga. Solo verso la fine del marzo del '33 si decise di partire per la Svizzera, dove aveva collaboratori fedeli* Per altro la società mazziniana andava a mano a mano avviandosi verso la crisi. B tono infiammato e leggermente profetico della Giovino Italia non riusciva gradito alia vecchia generazione, che in verità era ricaduta