Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <512>
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Libri e periodici
Fintollerante suggestione antirivolnzionaria e l'incalzante aspettazione d'ima palin­genesi, che fosse anche rinnovamento e progresso.
Appunto rispetto a quest'ordine d'idée il campo d'indagine del M. si presenta quanto mai fruttuosononostante le difficoltà di reperimenti archivistici giacché la sua ricerca si apre precisamente nel mosso ed inquieto ambiente degli anni successivi alla restaura­zione della Compagnia di Gesù, vista con tanta diffidenza dalle Potenze e dallo stesso Consalvi, fino al ritorno dei padri al Collegio Romano, per opera di Leone XII e nel quadro dell'ampia riforma organizzativa degli studi da lui propugnata ed avviata. Poche testi­monianze riescono ad illuminare così efficacemente la sostanziale povertà spirituale e reli­giosa della Roma di papa Braschi alla quale antistoricamente ed acriticamente non pochi rigoristi, abbacinati dal pregiudizio antigiacobino, avrebbero volato d'un sol corpo tornare quanto la resistenza che i superstiti di quell'ambiente, tuttora prevalente nella Curia, e nutrito di sensismo più o meno condillachiano, oppongono sia al ripristino puro e semplice della ratio ignaziana sia all'erompere della fioritura neotomista, di cui 2 TapareUi è il più fervido assertore, ed il Liberatore sarà il maestro più autorevole e tenace, sino ai trionfi dei tempi di Leone XEL Questi anni aurorali del conflitto andreb­bero ulteriormente analizzati onde precisare la natura dei rapporti di queste correnti culturali coni partiti di Curia, dall'ala filogesuitica del Pacca e dell'abate Sala alla tendenza opposta del Cappellari e, in parte, del Castiglione per non parlare del Bertazzoli, creatura tipica di Pio VU, che la fiducia di Leone XII aveva posto a capo della nuova congrega­zione- degli studi. Comunque ciò sia, la prima fase del conflitto si chiuse con la sconfitta del TapareUi, trasferito a Napoli ad opera del Roothaan, i cui primissimi anni di generalato s'indirizzarono esclusivamente, e non senza ragionevolezza, a combattere quelle che apparivano pericolose degenerazioni eterodosse, quali le idee del Lamennais e del Rosmini, senza precisare troppo i tratti distintivi ed autonomi del pensiero gesuitico.
Fu appunto nel periodo napoletano concluso per lui con un'altra, e più penosa disfatta, a causa specialmente della focosa intolleranza del collega Serafino Sordi che il TapareUi entrò in contatto, forgiandone indelebilmente la mentalità, rigoristica, ma duttile e comprensiva, col Liberatore; e, accanto a lui, col coetaneo Curci, un altro dei protagonisti, e forse il più fascinoso, del volume del M. Importanti osservazioni si debbono a questo punto all'A. intorno all'appropriazione della metodologia del Cousin, più che della sostanza del suo sistema filosofico, che venne compiuta da questo cenacolo di studiosi negli anni trenta: importanti perchè, fatta salva l'ortodossia dell'auspicato rinnovamento tomistico, fu possibile ad essi, e soprattutto ai giovani discepoli, volgersi a combattere la civiltà liberale con Bpirito più agile e dialettico, senza gli apriorismi apocalittici degli apologisti della Restaurazione: il che apparve ben presto, nella polemica contro l'onto­logismo del Gioberti (le inclinazioni del quale al giansenismo, peraltro, affermate peren­toriamente dall'A., mi sembrano bisognevoli di dimostrazione). A questo proposito, di grande interesse sarebbe, esplorare non solo le cause (la freddezza del papa verso la Compagnia era nota) ma soprattutto le finalità e le giustificazioni per cui Gregorio XVI, fin quando visse, si astenne, malgrado le sollecitazioni, dello stesso Carlo Alberto, dal far riprovare pubblicamente le opere antigesuitiche del Gioberti.
La rivoluzione quarantottesca offre intanto al Liberatore i caratteri della cui polemica antigtobertiana rispetto al Pellico ed al Curci sono stati dall'A. garbatamente illustrati l'occasiono di fare le sue prime prove sul terreno politico, esprimendo, a pro­posito del nuovo regime costituzionale, notevoli concetti sull'ordine, la libertà, l'educa-cazione popolare, e persino sul liberalismo, detto, con espressione sibillina ma significa-tiBsima e sconcertante, figlio di madre generosa ed illustre , sì da poter essere in. parte accolto, se non altro in una speciale accezione religiosa. Ma più importante, perchè anticipa