Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno <1961>   pagina <513>
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Libri e periodici 513
le successive e solenni affermazioni di Leone XIII, è l'accettazione che il Liberatore compie, sempre nel 1848, di qualsiasi forma di governo, senza insistere sul tradizionale ed equivoco concetto della legittimità.
Nell'atmosfera post-rivoluzionaria prende vita e forma l'idea della Civiltà Cattolica. A questo proposito, discostandosi dall'opinione concorde di tre studiosi di differente formazione, quali lo Jemolo, il Salvatorelli ed il Candeloro, FA. reputa di poter precisare come puramente culturali ed ideologici, e non prettamente politici in senso antiliberale ed antiunitario, i motivi che indussero alla fondazione del periodico gesuitico. L'affer­mazione non persuade. Dopo il 1849 le sollecitazioni di ordine pratico, la salvaguardia del temporalismo, l'irrigidimento assolutistico degli Stati-italiani, l'autoritarismo dogma­tico del papato, erano troppo incombenti ed urgenti perchè ci si potesse abbandonare a dissertazioni filosofiche. La posizione dei Gesuiti è una posizione di battaglia,.e s'indirizza allo scopo di evitare la ripetizione degli eventi degli anni precedenti, e quindi in senso concretanente, rigidamente antiliberale. L'unitarismo è altra cosa. Su questo terreno la S. Sede non aveva mai smesso le ambizioni di un potere egemonico sulla penisola, magari collegandosi a quell'alternativa indipendentistica che da essa era stata più o meno chiara­mente sostenuta dinanzi a Mettermeli durante il quindicennio della Restaurazione. Non è un caso, d'altronde, che la condanna delle opere del Gioberti (maggio 1849) fosse poste­riore all'esperimento ministeriale dell'abate piemontese, allorché le vedute federalistiche di un neoguelfismo ormai fuori tempo erano tornate a suggestionare la Curia, pur travolta dall'esplosione rivoluzionaria. Ma se per unità, e sia pure allo stato potenziale, come obiettivo remoto, doveva intendersi quella mazziniana o anche quella a forte venatura democratica che i lombardi avevano cercato di contrapporre o sovrapporre alla guerra albertista: allora non è dubbio che la polemica gesuitica fosse diretta anche contro questa unità, frutto magari di combinazioni diplomatiche, ma inseparabile da una vasta ed attiva presenza d'opinione pubblica a tendenza antitemporalista. Di un universalismo culturale, di una sensibilità istituzionale, si potè parlare se mai per la CipUtà Cattolica posteriore al 1870, allorché la partita temporale era perduta ed incalzavano le esigenze di restaurazione del magistero della Chiesa: ma non sembra corretto almeno come tesi generale parlarne prima. L'ispirazione specificamente gesuitica più che genericamente pontificia impressa dal Roothaan al periodico; l'indifferentismo istituzionale ribadito dal Curci; la preoccupazione del Liberatore dilimitare la sua polemica alle degenerazioni del liberalismo, affermando (più che dimostrando) la possibile derivazione di quest'ultimo dalla fede: queste, ed altre abili precisazioni dell'A. non appaiono adeguate a sopprimere l'impressione di un obbiettivo ben concreto e politicamente definito, e perciò di un'im­postazione obiettivamente reazionaria, nella polemica gesuitica. L'identità tra cattoli­cesimo e patriottismo viene data per ammessa ma giammai se ne precisano le modalità e le basi; ed il fallimento napoletano della rivista trova la sua origine proprio nel tenta­tivo antistorico di resuscitare artificiosamente quel cattolicesimo nazionale (il che bastava per allarmare i Borboni) preliberale e prestatutario che si era sostenuto, più come aspirazione e minaccia che come realtà, durante la Restaurazione, e che ora, col nuovo contenuto democratico della rivoluzione, appariva anacronistico ed accademico.
La possibilità di una conciliazione con un'Italia la cui unità ed indipendenza aia venuta in essere al di fuori della partecipazione della Chiesa non è infatti mai supposta dal Liberatore, pur tra interessantissime concessioni sulle dimensioni proporzione voli da poter attribuire al potere temporale (il che era implicito eventuale abbandono dello fotti* quo) e sulla possibilità di convivenza tra questo potere ed il regime costituzionale (ancorché la funzione degli ordini rappresentativi non venga ben definita e l'origine divina della sovranità ribadita in forma oppressiva). Né riesce a persuadere l'A. con la