Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; LA LUMIA ISIDORO ; PALERMO
anno
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1961
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514
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514 labri e periodici
sua tesi negativa dell'anticlericalismo del 1860, suscitato, a suo giudizio, dalla delusione di Pio IX e dall'incapacità di adattamento del pontefice, da motivi cioè psicologici e d'opinione pubblica ben scarsi dinanzi a quelli politici ed ideologici che in effetti prevalsero. L'anticlericalismo fu un'esigenza obiettiva ed una necessità positiva, quantunque dolorosa, del processo <ì ' unificazione risorgimentale a causa delle incrollabili basi temporalisticbe della linea di resistenza della Chiesa e della condanna da essa scagliata contro il solo ceto in grado di egemonizzare e condurre a buon, termine il grande avvenimento, la borghesia liberale. Se il Liberatore chiama fittizia l'unità italiana, ciò non è per preoccupazioni autonomistiche, ma soltanto perchè essa si è compiuta a danno del potere temporale; se pone il partito della rivoluzione garibaldina contro quello dei principi legittimi è evidente che la monarchia di Savoia venga deniagogioamente conglobata entro il primo termine; se reputa l'unità religiosa il bene più eccelso concesso all'Italia, non dimentica di sottolineare il rapporto con la sede materiale del papato.
Dopo la morte di Pio IX sul quale il giudizio dell'A. è severissimo, ma condotto su elementi troppo psicologici ed individualistici il Liberatore acquistò un prestigio nel campo più; strettamente attinente alla politica, la rivendicatone del quale costituisce il merito maggiore del documentatissimo volume. Grandeggia in questo periodo la figura del Gurci, a proposito del quale io insisterei, più che l'A., pur nella sua lodevole obiettività, non faccia, sulla componente antitemporalistica quale predominante nel suo pensiero. Senza dubbio ideologicamente non liberale, il Gurci non. è peraltro neppure socialmente un conservatore, ed esiterei perciò ad accettare quella qualifica di clericomoderato che richiama troppo ibridi connubi. La sua opera è essenzialmente polemica, negativa, ma indispensàbile ad aprire la via a quel costruttivo moderatismo cattolico, alla Rodino o alla Meda, nel quale la fase temporalistica è completamente superata.
La forte e significativa polemica contro il liberalismo del primo ministero Cairoti (si tratta di un'indiscriminata levata di scudi di tutte le tendenze autoritarie nazionali, da Nicotera ai Gesuiti); la moderazione, ancorché dovuta più a temperamento che a motivi dottrinali, adoperata dal Liberatore nel trattare ex professo delle relazioni tra Chiesa e Stato; l'insistenza, parimenti sintomatica, della polemica contro il laicismo della Destra, alla quale si preferirebbe addirittura l'avvento del socialismo; le anticipazioni corporative, il principio caritativo, la diffidenza contro il suffragio universale, tutte cose che limitano e snervano l'imminente messaggio sociale leoniano; i rapporti, più congetturati che documentati, per la verità, Con Leone XIII a proposito della Immortale Dei: queste sono le cose più rilevanti dell'ultima parte del libro, oltre tutto doviziosissimo di riferimenti, bibliografici. L'opera è conclusa da un breve carteggio inedito e da un elenco accuratissimo e fittissimo degli scritti del Liberatore.
RAFFAELE COLAPIETRA
ANTONIO MAMBELLI, La Romagna nel Risorgimento con lettere e documenti inediti; Forlì, Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, 1960, in 4, pp. 226, con tav. S. p.
Questa pubblicazione del noto studioso forlivese offre un panorama inedito della Romagna nel Risorgimento. Dopo avere tracciato un rapido riassunto sugli anni dalla Restaurazione all'elezione di Pio IX essa si concentra particolarmente sul quinquennio 1847-1852 sviluppando ampiamente le riforme la guerra e la rivoluzione del '48, la repubblica romana e la seconda restaurazione. Segue uno sguardo sul decennio 1860-1870 con una prima delineazione dei partiti unitamente ai convegni delle società repubblicane e democratiche.